the WOWS pack

Una delle band emergenti più carismatiche e interessanti del panorama musicale veronese. Hanno registrato a Londra il loro album dal titolo War On Wall Street, un’autoproduzione dal respiro internazionale in uscita il prossimo 14 dicembre.

Era dai tempi di Kurt Cobain, ex leader dei Nirvana, che non mi capitava di ascoltare un urlo così potente, intenso, pieno di forza e di rabbia, come quello che Paolo Bertaiola, frontman degli Wows, ci fa ascoltare nel brano Model Sodiers, contenuto nell’EP omonimo che precede di poco l’uscita del loro primo album di cui vi parlerò fra poco. Un urlo di sette lunghissimi secondi, ripetuto anche nel corso della canzone, che ti rapisce e che ti trasporta direttamente ai fasti del Grunge delle scena americana di Seattle degli anni Novanta. Questo è l’imprinting iniziale che ho avuto ascoltando il brano, ma dietro al lavoro completo dell’interessantissima band veronese c’è davvero un intero mondo da scoprire. Cinque ragazzi, cinque giovani che amano definirsi «cinque soldati arruolati tra le fila dell’esercito del Rock» e che, nelle nove tracce di War On Wall Street, il loro primo LP registrato a Londra, presentano un “rock massiccio e di grande impatto” come lo ha definito la prestigiosa rivista musicale Rolling Stones Magazine. «La nostra musica è il diretto risultato di ciò che ci piace…suoniamo semplicemente il nostro meglio» scrivono nella loro nota biografica.
Paolo Bertaiola, voce, insieme ai chitarristi Matteo Baldi e Marco Bressanelli, al batterista Fabio Orlandi e al bassista Pierluca Esposito costituiscono l’attuale lineup. Un gruppo, formatosi nel 2008, a cui è difficile affibbiare un’etichetta o un genere specifico all’interno del quale disegnarne i contorni. Prima di arrivare a una produzione propria di testi e musiche, si sono fatti le ossa con le serate nel locali della provincia suonando cover degli Strokes, dei Radiohead, degli Artic Monkeys, ma al contempo ascoltando artisti come gli Queens of the Stone Age, Nine Inch Nails, Massive Attack, Potishead e molti altri ancora. Iniziano a proporre la loro musica in varie zone del nord Italia, compresa ovviamente Verona, nei locali o partecipando a festival importanti come il Varianti, che ha permesso alla band di condividere il palco con i Bloody Beetroots e i Motel Connection o come l’Albizzate Valley Festival, a Varese, con il ruolo di spalla ai Kissogram. A Torino, al Lapsus, fanno spalla ai Bonaparte.
Dopo questa buona gavetta, oggi gli WOWs hanno raggiunto un’ottima consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri mezzi. Ciò traspare chiaramente ascoltando l’album d’esordio, in uscita il 14 dicembre, da cui emergono carisma, personalità, voglia di uscire da uno stretto provincialismo musicale e, forse, anche il desiderio di raggiungere, un domani, palcoscenici internazionali.
L’esperienza all’estero li ha segnati profondamente: «registrare nel Regno Unito ci ha permesso di trovare una nostra identità» spiegano in una loro recente intervista. Sulle rive del Tamigi ci sono arrivati grazie al produttore italiano Giorgio Pona, conosciuto un anno prima della partenza, nel 2009, a Milano alle selezioni di Nokia Trends Lab. Pona li ascolta e decide di farli salire sull’aereo «perché la loro musica è perfetta per Londra». Da quel viaggio nasce, appunto, War On Wall Street al quale ha collaborato anche Rob McVey, già cantante della band inglese Longview, in qualità di vocal producer.
Oltre alla già citata Model Soldier, un grido di preoccupazione nei confronti dei modelli di standardizzazione imposti dai mezzi di comunicazione di massa, da sottolineare il secondo singolo, Nice Day, il pezzo più rappresentativo del disco che esce accompagnato da un video girato a Milano tra la SAE Institute e il locale Le Scimmie, oppure Harlot’s House, un pezzo che musica l’omonima poesia di Oscar Wilde, un melodico molto sentito.
Strutturati benissimo anche a livello di comunicazione, con la presenza su vari canali, e sostenuti da un ottimo manager, gli WOWs sono una band da tener senz’altro sott’occhio. Il consiglio, ora, è semplicemente quello ascoltarli.