A vederli così, stretti nei loro abitini su misura, con le guance arrossate e gli occhi vispi, chiunque direbbe che sono bambini, neonati di pochi mesi. Solo con uno sguardo più attento ci si può rendere conto, invece, che sono bambole. Per l’esattezza, bambole Reborn, create artigianalmente partendo da modelli base a cui poi vengono applicati occhi, capelli e peluria (come ciglia e sopracciglia, ndr) per poi essere truccati a mano.

Un processo lungo, come ci spiega Francesca Galli, veronese che da un paio di anni è entrata in questo magico mondo grazie a sua figlia e alla richiesta di una bambola per la promozione. Detto fatto, dopo un’esperienza da acquirente deludente, Francesca ha deciso di creare lei stessa queste bambole speciali fondando anche la “nursery” Il nido incantato Reborn.

Per realizzare una bambola, come ci spiega Francesca, si parte da un kit derivante da un calco scolpito a mano da un artista (o eventualmente derivante dal calco di un neonato reale, chiamato “Real Born”), il quale poi vende la base della Reborn in vinile: testa, braccia e gambe. Questi kit vengono poi decorati a mano per creare i colori naturali di un neonato, come il rossore sulle guance, le vene, e le piccole imperfezioni della pelle.

Il tutto viene assemblato e unito ad un body di tessuto riempito con microsfere di vetro per conferire il giusto peso alla bambola; infine, l’ultimo passaggio è l’applicazione dei capelli in mohair. Il prodotto finale viene quindi vestito e posto in una culla con il suo certificato di garanzia, recante il nome dell’artista, della nursery, l’eventuale numero della bambola in caso di edizioni limitate, e il nome del neonato, rigorosamente scelto dal cliente.

La clientela di questo tipo di bambole è varia, così come i loro scopi: dall’oggetto di collezione allo strumento per curare malattie come l’alzheimer.