Chiudete gli occhi e immaginate mondi lontani, miti e leggende, elefanti, tigri, e poi, astrazioni dal tratto deciso e vivace: c’è tutto questo nell’esposizione Millennial Colors di Jacopo Lofranco.

La mostra, tenutasi nel foyer del Teatro Nuovo di Verona, contiene più di quaranta disegni e installazioni dai colori sgargianti che rappresentano gli interessi di questo giovane artista veronese, affetto da autismo. È lui stesso che accoglie i visitatori e spiega ogni opera con grande entusiasmo e minuzia di dettagli.

Sono quadri, realizzati nell’arco di vent’anni (considerate che lui ne ha 27) appartenenti a collezioni private, regalati per lo più ai suoi familiari ed amici. Accanto a Jacopo c’è una famiglia sempre presente e un gruppo di amici affiatatissimi “i Butei” che lo conoscono fin dai tempi dell’asilo.

Millennial colors racconta un’autentica amicizia, quella che va oltre ogni limite e che accoglie le differenze, arricchendosene a sua volta. L’arte è l’espressione del linguaggio sincero di Jacopo, che senza imposizioni né filtri illustra per immagini il suo mondo e, nella sua purezza, riesce a toccare la sensibilità di ognuno di noi. E sono proprio Jacopo e, tutti i suoi amici, i famosi “Butei” (da un veronese doc non potevamo aspettarci definizione migliore), che ci hanno raccontato di Millennial Colors, una mostra diversa dal solito, ci spiegano, un’occasione unica e significativa per testimoniare la profondità di un legame e ammirare l’amore per l’arte.

Ragazzi, come nasce l’idea di Millennial Colors Collection? Millennial Colors è la vita di Jacopo, vista dai suoi occhi, piena di colori e senza filtri.
Nasce da un’idea di Maria Dolores Poggi, sua amica di sempre, che vede in lui un potenziale artistico finora passato inosservato. Grazie alla collaborazione con tutti noi (“i  Butei”), il progetto inizia a delinearsi a partire dall’ agosto del 2018, per poi culminare nella personale, in mostra al Teatro Nuovo lo scorso marzo.

Chi sono “i Butei”?
I Butei sono, anzi siamo, un gruppo di undici amici veronesi. Ci siamo conosciuti alle scuole elementari e abbiamo condiviso insieme anche le medie. Alle superiori abbiamo preso strade diverse ma senza perderci mai di vista. Abbiamo continuato a frequentarci, fra di noi c’è un’amicizia profonda e sincera. Durante questi anni si sono aggiunti anche “nuovi componenti”, che hanno trovato nello spirito del gruppo, un terreno affine alle proprie personalità.

Jacopo, raccontaci un po’, da cosa ti sei fatto ispirare?
Ciò che mi ispira a disegnare è la natura in tutte le sue forme: animali ma anche paesaggi e particolari della natura che cambia (il sole, gli alberi, l’erba e così via). Ogni volta per me c’è qualcosa di diverso e di nuovo da immortalare.

Hai sempre amato disegnare?
Sì, ho sempre amato disegnare; anche quando ero piccolo, soprattutto gli animali ma anche i personaggi della storia. All’inizio usavo i colori a matita, poi sulle tele ho provato pennelli e colori acrilici e, qualche volta anche quelli a tempera. (sorride, ndr)

Con i Butei, siete praticamente cresciuti insieme…
Insieme abbiamo condiviso le serate: di solito, ci incontriamo il venerdì e il sabato sera. A volte andiamo in qualche osteria, altre volte a casa di uno di noi. Le vacanze le passiamo insieme: il ricordo più bello è stato un giro in Toscana dove abbiamo campeggiato nella campagna di San Gimignano e alle Terme di San Filippo. Con loro sono andato anche in Sicilia al Festival di Ortigia, a Roma, in Val Venosta e al mare: mi diverto sempre perché ridiamo e scherziamo.

Che emozione hai provato a vedere le tue opere in un’esposizione?
Sono stato felice anche perché ho spiegato a tantissime persone i miei quadri; avevo invitato tanti amici e sono venuti tutti.

Qual è il quadro che più ti piace e/o più ti rappresenta?
Il quadro che mi piace di più è quello in cui ho dipinto i Moschettieri. Mentre, quello che più mi rappresenta è l’autoritratto. Tutti e due li ho dipinti per due amici: i moschettieri l’ho pensato io come soggetto, mentre l’autoritratto me l’ha chiesto espressamente un amico.

Non mi resta che dire grazie Jacopo e grazie Butei per l’esempio che ci date.