C’è Manoj, che viene dallo Sri Lanka e vive in Italia da qualche anno, ma non trova lavoro. A mantenerlo è la moglie, mentre frequenta pubblicamente un altro uomo e pensa al divorzio. C’è Asha, una giovane studentessa universitaria, arrivata in Italia all’età di 10 anni. Ora ne ha 25 e vive sospesa tra le due culture, mescolando italiano e srilankese, novità e tradizioni, in lotta con un padre che non capisce come possa, dopo “soli” 15 anni all’estero, aver dimenticato le proprie origini. C’è Rita, l’italiana innamorata di un Oriente stereotipato, che passa la sua vita tra incensi e filosofie lontane. E attorno a loro, un microcosmo di visi e lingue diverse, che si incrocia, a volte senza toccarsi, a volte mescolandosi fino a far quasi sparire le differenze, sullo sfondo della città dell’amore, la bella Verona.

Tutto questo è Kunatu (in italiano “tempeste”), la prima serie srilankese pensata appositamente per il web e girata a Verona dal regista e sceneggiatore Suranga Deshapriya Katugampala, venticinquenne nato in Sri Lanka e arrivato a Verona poco più che bambino, e dalla sua troupe, formata da suoi connazionali e da italiani, ma anche da professionisti di altre origini, in un melting pot culturale che rappresenta perfettamente la nuova realtà sociale italiana. 5 le puntate previste in questa prima fase sperimentale, girate in srilankese e in italiano, visibili sul sito www.kunatu.com

«Abbiamo scelto il web per avere totale libertà di espressione, sia nei contenuti che a livello stilistico» spiega Suranga, «e per lo stesso motivo non abbiamo chiesto alcun finanziamento per questo progetto, che stiamo portando avanti grazie all’impegno e alla professionalità di noi tutti, nonché al sostegno di molte persone, dagli attori alle comparse, passando per la cuoca che prepara il pranzo per tutti». Un progetto in cui il team mostra di credere molto e che sta riscuotendo un forte interesse, rendendo possibile ipotizzare un suo futuro proseguimento.

«Kunatu è nato perché ci sono tantissime storie legate agli stranieri che non vengono raccontate, non solo da parte dei mass-media, ma anche nelle chiacchiere della quotidianità, storie che hanno a che fare con l’integrazione, con i loro modi di vivere, dico “loro” perché io ormai non so più a quale categoria delle due appartengo: mi sento sia italiano che srilankese!» prosegue il regista. E alcune di queste storie vengono riprese nel corso delle diverse puntate: il prestito di denaro, che non sempre è un prestito di favore, ma a volte nasconde un interesse; il farsi una nuova vita lontano dal proprio Paese, e magari dalla propria moglie o dal proprio marito; i giochi di equilibrio a cui devono sottostare le “seconde generazioni”, tra genitori che impongono loro le tradizioni delle origini, sottolineando il loro “essere di passaggio” in questo Paese, e la necessità del loro vivere “qui e ora”; l’intolleranza degli italiani, ma anche la chiusura in se stessi dei gruppi di stranieri.

«Creare questa serie è stata una bella sfida» spiega Cristina Mirandola, aiutoregista nonché attrice (impersonifica l’italiana “fanatica” dell’Oriente). «Comunicare con una troupe di attori che non parla bene la tua lingua (mentre tu non parli assolutamente la loro!) e proviene da un altro background non è semplice: una parola o un atteggiamento che per me hanno un determinato significato, calati nella loro cultura possono assumere un significato completamente diverso! Il bello, però, è capire che alla fine, il nostro essere, i sentimenti, le gioie e le difficoltà sono le stesse per tutti».

Viene da chiedersi quale sia la reazione degli srilankesi davanti a questo progetto. «La prima puntata, con i suoi toni cupi e l’omicidio finale (Manoj, in un raptus, uccide la moglie, ndr), volutamente esagerato nei toni, ha creato molte polemiche, ma insieme anche molta suspense» spiegano. Ora, come si può notare dai commenti ai video sul loro sito internet e su Facebook (www.facebook.com/Kunatu), sono in molti ad aspettare con ansia le nuove puntate. «Con questa serie abbiamo voluto avvicinare, nel rispetto e nella conoscenza reciproca, due culture che non sanno molto l’una dell’altra, senza nasconderci dietro buonismi e visioni superficiali» prosegue Suranga. Come nell’ultima puntata, in cui italiani e srilankesi si ritrovano insieme a una festa, facendo cadere ogni barriera e mostrando, anche nella capacità di dimenticare, di assomigliarsi più di quanto non credano: «alla fine» conclude il regista «banalmente, al di là di ogni provenienza, siamo semplicemente delle persone».

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