Francesca Rossi, la nuova direttrice dei musei civici veronesi si è insediata da poco più di un mese ma ha già preso in mano il timone di questo importante incarico tracciando una rotta ben precisa: aprire i musei a tutti con iniziative multidisciplinari, creando una rete di sinergie. Il suo approccio è connotato da quanto ha assimilato dalla sua precedente esperienza: la dinamicità tutta milanese.

Dietro ad un curriculum non c’è solo l’esperienza, c’è soprattutto la passione. È ciò che ci contraddistingue e che ci conduce su strade inesplorate per coinvolgere il maggior numero di persone. Ed è quello che ha fatto Francesca Rossi nella sua prima uscita pubblica a contatto con i cittadini l’11 febbraio durante il Mobility day. In quell’occasione, insieme ai curatori, la nuova direttrice ha condotto i turisti in un itinerario culturale alla conoscenza dei musei civici. «Le persone hanno avuto modo di scoprire chi sono, a chi è stata affidata la città, qual è il senso di fare sistema e quali sono le novità. Penso che il direttore, come il curatore, abbia il compito di trasmettere l’identità e i valori di un museo. E quello che è stato proposto è un modello che vorrei portare avanti perché fa in modo che si instauri un rapporto diretto con il cittadino il quale entra a far parte della vita di un museo. Vorrei spogliare le istituzioni museali dall’idea che si ha di loro, cioè dei mausolei. In realtà devono essere luoghi di incontro dove ognuno può trovare le sue risposte, non solamente gli studiosi». Tra gli obiettivi della direttrice vi sono anche le iniziative multidisciplinari, di contaminazione di linguaggio fra musica, arte, letteratura, scrittura, in un potpourry di emozioni e di suggestioni. «Facciamo suonare le corde della città» è l’invito aperto a tutti nell’ottica di immaginare Verona come un museo diffuso a cielo aperto in cui le sedi culturali sono le sue stanze, fondate sulle collezioni e sulla ricerca che viene svolta. Per questo motivo particolare rilevanza assume la creazione di un brand identitario, unico. «Stiamo studiando delle iniziative di valorizzazione del nostro patrimonio per poterlo mettere in rete; cioè delle mostre itineranti che si possono svolgere in vari siti». Per farlo, assicura Rossi, «lavoreremo molto con i social e cercheremo di introdurre degli strumenti multimediali che possano arricchire la visita o agevolare il visitatore, non solamente dentro ma anche fuori dai musei.

Bisogna però identificare la collocazione adatta che possa rispettare il decoro del monumento e soddisfare la sua fruizione all’interno di un percorso ad hoc». Oltre a questo vi saranno anche importanti appuntamenti che cadranno l’anno prossimo (con il bicentenario dalla nascita dello storico dell’arte Giovanni Battista Cavalcaselle a cui è dedicato il museo degli affreschi) e il 2021 (in cui si celebreranno i settecento anni dalla morte di Dante) che vedranno il coinvolgimento di associazioni, enti e Università. Tra i punti nell’agenda della nuova direttrice vi è anche la questione della Casa di Giulietta e del futuro del Museo di Storia Naturale. «Per la Casa di Giulietta – riferisce – c’è la volontà di lavorare sui contenuti culturali, di aggiornarli e di risolvere il tema della sicurezza e dell’accessibilità. Non è escluso poi l’intervento di privati come è consuetudine ovunque, ma bisogna prima stabilire delle linee comuni. Entro l’estate si deciderà. Per il Museo di Storia Naturale bisogna chiarire al più presto con Cariverona la sua destinazione, ma già dagli anni Sessanta si è segnalata l’esigenza di trovare nuove sale. Quello che però bisogna chiedersi non è il dove ma cosa vogliamo farne del museo. Se vogliamo tenerlo vivo come spazio di ricerca bisogna dare valore alla sua storia e trovargli uno spazio adeguato che potrebbe essere Castel San Pietro per la parte riferita all’archeologia. Se invece vogliamo che rimanga dov’è bisogna lavorare per un rinnovamento e un aggiornamento degli allestimenti. Non va tralasciata la sua importanza perché è il primo museo cittadino. È un palazzo storico e c’è da chiedersi se può raccontare ancora».