Sono passati 40 anni dall’approvazione della legge 180 che permise di superare la logica del manicomio. Tutto si deve a Franco Basaglia, psichiatra e neurologo italiano, l’«eterno soccorritore» come lo ribattezzò Alda Merini in una sua celebre poesia, che distingueva le persone dalle loro diagnosi. Lo psichiatra Peppe Dell’Acqua, suo discepolo, ne racconterà oggi, al Tocatì, l’eredità ancora in parte da compiere.

Un evento eccezionale per Verona: Marco Cavallo, la storia del cambiamento e della ‘Legge 180’, nata grazie all’opera e al pensiero di Franco Basaglia, saranno al Tocatì. Peppe Dell’Acqua, allievo del padre della moderna psichiatria, l’ha accompagnato in tutti i suoi viaggi: parlare con lui significa conoscere uno dei capitoli più importanti della nostra storia recente.

Come ha conosciuto Franco Basaglia?

Verso la fine degli anni ’60 frequentavo la Facoltà di Medicina a Napoli, quinto figlio di una famiglia con il papà ferroviere, vivevo con l’imperativo categorico che non avrei dovuto terminare l’università un giorno oltre quello previsto. Nel 1967 a Napoli sono cominciate le assemblee studentesche, ma dei manicomi sapevo poco e all’università non ci dicevano nulla. In queste assemblee ho sentito parlare di Basaglia e, nell’aprile del 1971, approfittando di una partita di rugby tra il CUS Napoli, in cui io giocavo, e il CUS Parma, alcuni di noi interni delle malattie nervose e mentali, decisero di andare trovarlo. Sono arrivato al manicomio di Colorno, dove Basaglia era direttore, e lui mi ha accolto in maniera assolutamente singolare, per uno che veniva dall’università: non aveva il camice, mi dava del tu e voleva che lo facessi anch’io, mi ha detto che sarebbe andato a Trieste e mi ha chiesto se volevo seguirlo. Ero perplesso e imbarazzato, tutto questo mi colpiva, era un capovolgimento radicale del percorso formativo che io avevo fatto fino a quel momento e che stavo concludendo.

Perché Basaglia le chiese di andare con lui?

La sua idea era portare a conclusione quello che aveva iniziato a Gorizia e per farlo voleva formare un gruppo di giovani che portassero avanti il suo pensiero. Era convinto che non gli sarebbe bastata una vita per cambiare la testa ai vecchi psichiatri.

Chi è il malato di mente?

Nessuno lo sa. Quando Basaglia arriva al manicomio di Gorizia trova seicento internati. Ma non c’è più nessuno. La violenza che trova in quel luogo non è tanto nelle porte chiuse o nelle contenzioni, nelle divise grigie o nei capelli tagliati, ma è l’assenza. Il manicomio, per Basaglia, diventa esso stesso la malattia e, dopo aver visto quello che lui vedeva, non era più possibile aspettare. Quello che noi dovevamo cogliere era questa interrogazione profondissima e angosciosa che Basaglia si stava facendo su ‘che cos’è la psichiatria’. La riposta era una sentenza senza appello sull’istituzione di custodia e cura che annientava: perché a causa della loro malattia, ma anche della loro povertà, dovevano subire quel tipo di trattamento?

Che cosa rappresenta Marco Cavallo?

Nel 1973, Marco Cavallo esce dal manicomio San Giovanni di Trieste con al seguito un corteo di 700 internati, portando nella pancia le lettere e i desideri di quelli che stavano diventando persone. È stata, allora, un’affermazione, il rendere presente che non erano soltanto i bisogni primari, mangiare, vestire e avere una casa, ai quale noi dobbiamo rispondere ma i bisogni radicali, perché la vita di una persona è fatta di libertà, di sentimenti, di affetti, amori e passioni. Era vero anche per i matti di San Giovanni. Marco Cavallo vuole ricordare, anche oggi, che le persone vivono nella dimensione del desiderio e del sogno: venire al Tocatì significa giocare con questa dimensione.

Che cosa dobbiamo imparare ancora da quell’esperienza?

Franco Basaglia ha restituito dignità e possibilità alle persone, ha riportato gli internati, i senza diritti, i senza volto, i senza storie nell’ambito del diritto costituzionale. La legge 180 ha prodotto un tale e radicale capovolgimento che continua a indicarci il futuro, come fa la Costituzione che non può che guardare avanti. Oggi le persone con disturbi mentali si muovono, sono essi stessi promotori di cambiamento e il loro grande potenziale è la voglia di vivere. Noi dobbiamo trovare il modo perché sia possibile l’incontro, l’ascolto, la conversazione per tenere vive speranze e possibilità. E la voglia di guarire.

 

LA POESIA CHE GLI DEDICÓ ALDA MERINI

A Franco Basaglia

Il vento, la bora, le navi che vanno via

il sogno di questa notte

e tu

eterno soccorritore

che da dietro le piante onnivore

guardavi in età giovanile

i nostri baci assurdi

alle vecchie cortecce della vita.

Come eravamo innamorati, noi,

laggiù nei manicomi

quando speravamo un giorno

di tornare a fiorire

ma la cosa più inaudita, credi,

è stato quando abbiamo scoperto

che non eravamo mai stati malati.

 

PEPPE DELL’ACQUA AL TOCATì, QUANDO E COME:

Sabato 15 settembre alle 16, in Biblioteca Civica, si terrà un incontro di riflessione con Peppe Dell’Acqua, che ha partecipato con Franco Basaglia alla trasformazione e chiusura dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste, Giuliano Scabia scrittore mitico e visionario che ha presidiato coi “matti” il laboratorio di creazione di Marco Cavallo e ne ha raccontata la storia, Mirella Ruggeri psichiatra del Dipartimento di sanità Pubblica dell’università di Verona. Introduce Chiara Stella.