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Ottanta tele ripercorreranno la carriera artistica del pittore mantovano, scomparso nel 1999. Sarà un’introspettiva chiara ed esaustiva che si focalizzerà sui temi fondamentali da lui trattati: il rapporto dell’uomo con sé stesso, con il paesaggio, con il mondo del lavoro e con il Sacro. La mostra, curata da Federico Martinelli dell’associazione culturale Quinta Parete, sarà visitabile fino al 7 gennaio.

Colori terrigni, pieni e carichi di materia. Figure spigolose, audaci, crude. Non è un gioco di fantasia ma l’opera d’arte di Giulio Salvadori, uno dei principali esponenti dell’arte mantovana della seconda metà del Novecento, e ora visibile alla Gran Guardia nella mostra Giulio Salvadori. Tassonomia di uno sguardo. Il curatore, Federico Martinelli, lo descrive come «un artista capace di emozionare grazie ad un’arte intensa, pienamente asseribile alle ricerche compositive, cromatiche e di soggetto del Novecento».

E non potrebbe essere diversamente. In lui ci sono accordi di Modigliani, Picasso e degli artisti Fauves per la libertà espressiva nelle linee e nei colori che ne fanno non un imitatore ma un ispiratore. Da qui parte la sua poetica per raccontare della natura, del lavoro, dell’uomo nel luogo in cui è nato e vissuto: Mosio, un piccolo paese nel comune di Acquanegra sul Chiese, da dove si è spostato solo per andare a Parigi e imparare l’arte d’oltralpe. Nella sua vita ha ricevuto molti premi e l’invito a dirigere l’Accademia di Belle Arti di Verona, che poi rifiutò.

La mostra è organizzata dall’associazione culturale Quinta Parete con la collaborazione del Comune di Verona ed ha i patrocini di Regione Veneto, Regione Lombardia, Provincia di Verona, Provincia di Mantova e il sostegno di Banca Popolare di Verona. È visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 19.30 ad ingresso gratuito. Il 25 dicembre sarà aperta dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.30, il 31 dalle 10 alle 17 e il 1 gennaio dalle 11 alle 20.