Insetti

LA PRIMA VOLTA che ho incontrato un entomologo, ovvero uno studioso di questi piccoli esseri a sei zampe, fu molti anni fa a Parigi quando, una sera, mi unii ad altri amici per una cena a casa di uno studente armeno. Non fu tanto il dover mangiare per terra una grigia poltiglia informe a farmi sentire a disagio, ma il fatto che noi tutti ci trovammo circondati da scaffali ricolmi di piccoli vasetti trasparenti, nei quali brulicavano non so quante specie di insetti. Dopo di allora gli entomologi me li sono immaginati uguali al tizio armeno: biondi e spettinati, con lo sguardo un po’ vacuo, capaci di un’oratoria altamente incomprensibile e pessimi cuochi. Ecco, in realtà Gianumberto Accinelli non ha nulla né di biondo, né di vacuo e tanto meno di incomprensibile (e recentemente ho scoperto anche che la moglie lo fa cucinare a casa). Ciò che lo rende diverso è il fatto di aver saputo coniugare sapientemente scienza e narrazione. Perché, in fondo, siamo tutti profondamente ingordi di storie, di racconti che ci nutrono, ci consolano, ci infiammano e ci turbano. Se i protagonisti di queste narrazioni sono gli insetti, credetemi, la cosa si fa ancora più avvincente. Che si tratti di scrivere, di parlare, o di creare progetti, Accinelli sa raccontare con passione e verità le ragioni della biodiversità e il suo ruolo nel mantenimento dell’equilibrio ambientale. Nel suo ultimo libro, I fili invisibili della natura, pubblicato in Cina e in Germania (dove ha vinto il premio di miglior libro dell’anno per ragazzi, ndr), egli sottolinea come tutto ciò che ci circonda sia collegato da una trama di relazioni a volte molto complesse, e spesso sconosciute, che sono alla base della sopravvivenza di ogni specie vivente. E a proposito del lupo in Lessinia, da uomo concreto quale è, Accinelli pensa che la situazione non possa essere risolta a suon di slogan e ideologie ambientaliste, ma che si debba operare a difesa di tutte le parti, anche di quelle degli allevatori, ad esempio.

DETTO QUESTO, vale la pena ascoltarlo ogni giovedì mattina su Radio DJ in diretta dalla sua classe, la quinta A del Liceo Scientifico Manzoni di Bologna. In questo spazio, il professor Accinelli, interagendo con Fabio Volo, fa lezione di scienze non solo ai suoi studenti ma a tutti i telespettatori. Le storie dell’entomologo e la “verve” di Volo creano degli scenari curiosi, intensi, divertenti, a volte persino romantici. Ecco, sì. Lo ignoravo totalmente, ma c’è persino qualcosa di vagamente romantico nell’entomologia. Penso, ad esempio, ad uno dei progetti di ecologia urbana di Eugea, fondata dallo stesso Accinelli, per portare in città la bellezza delle farfalle, o alle avventure dello stercorario africano, uno scarabeo che si nutre degli escrementi di certi animali, come ad esempio gli elefanti, che, però segue la “Via Lattea” per orientarsi. E penso anche al giovane Gianumberto, dottorando bolognese da sempre appassionato di natura che, spedito ad Haiti per un progetto di ricerca, la sera, dopo aver contemplato la luna caraibica, passava le serate ad osservare le centinaia di zanzare affollate sul soffitto della sua camera. «Le zanzare sono degli esseri meravigliosi», dice. Ecco, io inizialmente sento prurito dappertutto. Ma poi scopro che le zanzare ci fanno l’anestesia prima di pungerci. E a quel punto mi sento di riservar loro, se non il mio affetto, almeno un po’ di riconoscenza.