Francesca Rossi
Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona.

Non si può dare valore a qualcosa di inestimabile come la cultura e l’arte. Tasselli fondamentali del quotidiano che, mai come durante la pandemia, hanno dimostrato la loro importanza. E ora che tutto il settore ha ricominciato a respirare a pieni polmoni, l’offerta culturale di molte città si sta ampliando e rivoluzionando grazie alla contaminazione positiva della tecnologia. In questo senso si inserisce anche la mostra Caroto e le arti tra Mantegna e Veronese, inaugurata nel palazzo della Gran Guardia a Verona lo scorso 13 maggio e aperta fino al 2 ottobre. Il progetto espositivo è frutto di collaborazioni d’eccezione tra il sistema museale cittadino scaligero, guidato dalla direttrice Francesca Rossi, e realtà internazionali, come il Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e tanti altri. Il tutto supportato dalla multimedialità e dalla tecnologia, che rendono la mostra immersiva…per davvero.

Direttrice Rossi, questa mostra su Caroto è un “unicum” ed è un’eccellenza non solo italiana…

Sì, è una mostra pazzesca. Mette a frutto un lavoro di ricerca che vede la collaborazione di cinque musei di Verona: quello di Castelvecchio, quello degli Affreschi, il museo Archeologico, il Maffeiano e infine quello di Storia Naturale. La mostra ci fa entrare nella Verona del primo Cinquecento attraverso le vicende dei fratelli Giovan Francesco e Giovanni Caroto. Il progetto è agganciato ai grandi musei internazionali e tante persone vi hanno collaborato. È una rete nuova e importante, che fa capire che Verona è stata sempre molto vivace con le relazioni nazionali. In particolare, tocca forse per la prima volta il Nord-Ovest, ovvero Milano, Mantova e Casale Monferrato.

In questa mostra la sostenibilità gioca un ruolo fondamentale. In che modo?

La mostra è stata concepita con il criterio della sostenibilità. Ci siamo chiesti che senso dare a una mostra in tempo di crisi e ci siamo risposti così: una mostra deve essere percepita come un investimento a lungo termine, e non un evento effimero. Quindi abbiamo lavorato per la sostenibilità, per il riutilizzo e anche sui nuovi linguaggi multimediali, per una narrazione contemporanea, che poi andranno ricollocate nei vari musei di Verona. Non mancherà la webApp  gratuita con una voce narrante che fungerà da audioguida. Abbiamo pensato anche a un gioco virtuale. Vogliamo coinvolgere il maggior numero di persone possibile, e mostrare loro la città con occhi nuovi.

La pandemia, quindi, ha portato una nuova prospettiva per i musei civici di Verona…

Sì, l’abbiamo imparato vivendo anche tragicamente. La trasformazione digitale è la nostra mutazione. Siamo cambiati, e quando andiamo a vedere delle mostre o dei musei non ci basta più la didascalia o il pannello: vogliamo “entrare” in questi mondi. Per questo, per esempio, abbiamo ricreato alcuni ambienti, come la “Wunderkammer” di Francesco Calzolari dove il visitatore può entrare e trovare l’ologramma di Calzolari che racconta il suo museo e la vita di Caroto. Ci permette di vivere, anche emotivamente, un contesto ormai perduto.

Scopri di più sulla mostra: https://www.mostracaroto.it/

Guarda l’intervista alla direttrice Francesca Rossi su Radio Adige Tv:

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