Per fare grandi passi non basta avere le scarpe giuste. È vero e non è vero nel caso di Alessandro Marani. “Beater” è il nome del suo negozio con cui, ogni giorno, veste i piedi delle città. Il «mainstream» di Nike e Adidas se ne sta lontano dalle vetrine del suo piccolo regno che omaggia «la ricerca e la selezione». Il 3 marzo compie un anno questo avamposto di purezza formato sneaker.

Da profani, ci teniamo a debita distanza dal lessico del mestiere, anche solo per non offendere le orecchie di chi conosce il vocabolario a menadito. Le tomaie, per dire, sono la parte superiore delle scarpe, la copertina dell’ipotetico diario che è una calzatura, secondo Alessandro. Poi le suole, su quelle ci siamo, più o meno. Attenzione però: appena le nomini si apre il gigantesco compendio della tipologia di materiale. Ha un sapere enciclopedico in materia Alessandro Marani da cui estrae, volta per volta, i dettagli precisi che compongono un pezzo della cosmogonia dello streetwear. Nel 2017, mentre stava per compiere 40 anni, ha deciso che del lavoro come agente di commercio ne aveva abbastanza e ha aperto un negozio in centro, in via Sant’Alessio.

L’ha chiamato “Beater”, negli scaffali ha messo solo e unicamente sneakers. Una la regola perenne: appena una scarpa diventa «mainstream» allora è tempo di «mollarla». Ricerca e selezione, selezione e ricerca: questo, il «modus operandi di Beater» che non vuole inseguire brand, ma far sbocciare piccole tendenze che meritano, insomma «scarpe di valore con una storia alle spalle». C’è uno slancio narrativo nascosto dietro ogni stringa, ogni suola e Alessandro non vede l’ora di costruirci attorno una qualche sintesi.

Prendete le Stan Smith, le avete viste ai piedi di mezzo mondo, con il loro candore interrotto da strisce verdi, ma sapete davvero chi è Mr Smith? Uno dei 20 tennisti migliori di sempre, nel 1972 ha vinto Wimbledon e oggi, nel tempo che non dedica al tennis, colleziona aneddoti legati alle “sue” scarpe. Per contro, di Chanel, Prada, Gucci che si sono buttate nell’avventura dello sporty chic Marani ha le idee chiare «non prendo in considerazione il fashion, quei brand nascono per l’abbigliamento, non hanno la cultura della sneaker». Gli escono veloci i nomi diversi della poetica che, invece, tiene ai piedi: le Karhu, quelle più tecniche, le Pony, più nostalgiche oppure le Huf che sembrano Converse ma «non hanno nulla a che spartire con le All Stars, sono nate da Keith Hufnagel sulla tavola del suo skateboard». In sostanza sono «dei pezzoni».

Poi c’è “Beater”: il nome che troneggia sulle vetrine, titolo della sua passione. «È una filosofia: non c’entra niente con il battitore, la frusta per le uova». «Beater, nel gergo degli appassionati, vuol dire vangare, consumare. Perché la sneaker deve essere vissuta » sulla strada di ogni possibile esperienza. «È come una bella signora che si fa un baffo della carta d’identità» si legge, quasi come conferma, sulla pagina facebook della realtà. Un paio possono costare dai 90 ai 200 euro e Alessandro consiglia di «usarle come un diario», scriverci passi e incontri. Per andare dove? Intanto «andate in pace, masticatori di suole».


È passato un anno…
Le cose vanno bene, siamo una realtà piccola che punta alla qualità e non alla quantità. Mi ricordo l’inaugurazione: era un venerdì. Il giorno dopo mi sono svegliato ed ero un po’ spaesato: avevo appena stravolto la mia vita. Volevo creare qualcosa di mio che mi rappresentasse totalmente. Con tutte le gioie e responsabilità connesse. Ci credevo molto ma dovevo anche vedere come rispondeva il mercato

Lo rifarebbe?
Certo. L’obiettivo, adesso, è cercare di affermarsi come precursori in materia di sneakers. Fare ricerca e selezione. Cavalcare l’onda quando il prodotto sboccia e poi mollarlo quando diventa mainstrem.

Cosa indossa in questo momento ai piedi?
Asics gel lyte one, l’antesignana del modello gel, quella da cui è partita la tecnologia sulla suola. Nel 2017 per il 30esimo anniversario l’hanno rifatta mantenendo la colorazione originale (in negozio a breve arriverà il modello anche se in un’altra variante di colore, ndr).

C’è un’occasione in cui non metterebbe mai le sneakers?
Non credo. Senza non mi sentirei me stesso.

Chi compra sneakers ricercate a Verona?
Ho clienti che sono già tornati due e tre volte. Il passaparola funziona a meraviglia. Diciamo che il mio cliente “tipo” ha dai 30 ai 60 anni. Ma non mancano i “maschi alfa”di 16 anni che si comprano il pezzone per marcare il loro ruolo nel gruppo.

Insiste molto anche sul valore “narrativo” di queste scarpe…
Le nostre scarpe raccontano sempre delle storie. A casa ho aperto l’armadio murato di scatole e mi è caduto l’occhio su un paio, in cima. Mi è apparsa la sneakers di quando ero giovane. Tomaia rovinata, suola consumata: aveva fatto le sue. Ai tempi dovevi giostrarti con le paghette dei genitori per riuscire ad avere il pezzone ai piedi. Ho pensato a tutte le volte che le ho indossate e così, in un attimo, la mente ha iniziato a vagare….