È Verona la prima città italiana a proporre il protocollo di sicurezza «C’è Luisa?»: basterà porre la semplice domanda al personale di un locale per segnalare una situazione di disagio o di pericolo imminente e ricevere, in modo discreto e competente, l’aiuto di cui si ha bisogno.

Basta una domanda semplice, solo poche parole: «C’è Luisa?», e l’interlocutore capirà: non c’è nessuna Luisa da cercare, ma una persona in difficoltà che va aiutata.

Nel momento storico in cui la voce delle donne contro le molestie sessuali non è mai stata così alta, è proprio Verona la città capofila di un progetto pensato per aiutare donne e ragazze in situazioni di disagio nei locali pubblici: la domanda in codice, infatti, permetterà alle potenziali vittime di ricevere un aiuto immediato e discreto dal personale del locale, che provvederà ad allontanare la ragazza, a chiamare un taxi, un’amica o un parente, e, nei casi più gravi, anche ad avvertire le forze dell’ordine.

Il progetto, nato in Svizzera qualche anno fa e poi diffusosi in Austria e in Germania, è stato portato in Italia e a Verona da Nicola Provolo e Giacomo Vianello, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione Krav Maga Verona, che da anni sul territorio si occupa di corsi di difesa personale.

Al progetto, che ha il Patrocinio del Comune di Verona, hanno già aderito una quindicina di locali su tutto il territorio: «Abbiamo riscontrato che una buona percentuale delle attività che ci hanno contattato hanno aderito perché in passato hanno dovuto affrontare casi del genere o si sono trovati in situazioni in cui avrebbe fatto comodo avere un protocollo da applicare. – ci spiega Nicola Provolo – Questo ci ha dato ulteriore conferma della bontà del progetto».

L’obiettivo, ora, è quello di estendere il protocollo di sicurezza su scala nazionale e, possibilmente, farlo arrivare anche alle discoteche e ai locali notturni, per i quali il progetto è stato inizialmente creato. Anche per questo motivo, l’associazione è in contatto con il SILB, il Sindacato Italiano dei Locali da Ballo, che conta più di duemila iscritti. «I dati sul progetto in Svizzera suggeriscono che, in seguito all’applicazione del protocollo di sicurezza, le molestie nei locali siano calate sensibilmente; – prosegue Provolo – anche per questo il prossimo passo per noi è riuscire a espanderci il più possibile».

Nel frattempo, l’impegno sul territorio è in continua crescita: ai locali veronesi che decidono di aderire al progetto (la lista completa si può reperire online all’indirizzo: http://www.celuisa.it/dove-luisa/) viene consegnato un kit, al cui interno si trovano volantini che illustrano l’iniziativa e ne spiegano il funzionamento, vetrofanie da esporre per segnalare la partecipazione al progetto, un foglio illustrativo con i vari passaggi da effettuare, oltre ai numeri di telefono da contattare.

Per il personale delle attività che vogliono aderire, poi, è previsto un momento di formazione/informazione curato personalmente da Nicola Provolo e Giacomo Vianello. Un aiuto piccolo ma concreto, per ribadire che la sicurezza per l’altra metà del cielo è fatta anche di prevenzione.

Luisa nel resto del mondo

Ist Luisa hier? La domanda in tedesco suona così. L’iniziativa è nata nel cantone svizzero di Zurigo nel 2015 e sta prendendo piede in altre parti d’Europa. La scelta del nome non è casuale: Luisa, infatti, significa guerriera.

Ask for Angela. La declinazione inglese del progetto gioca invece sul gioco di parole “Angela – angelo custode”. L’iniziativa in questione si è guadagnata fama mondiale quando la fotografia del poster che ne illustrava il funzionamento, diffusa dalla polizia del Lincolnshire, fu condivisa 28.000 volte su Twitter.

Commande un Angelot. In Canada la soluzione per cercare aiuto nei locali è ordinare un cocktail “Angelot”: se lo si chiede con ghiaccio, il personale chiamerà un taxi, se lo si ordina senza ghiaccio, invece, la ragazza verrà scortata al sicuro, mentre se si ordina un Angelot con lime verranno contattate le forze dell’ordine.