C’è o non c’è Arnau de Torroja, il Gran Maestro, nel sarcofago della chiesa di San Fermo? Gli indizi non mancano ma le prove, si sa, sono un’altra cosa. Il test del Dna confrontato con quello del fratello Guillem, seppellito a Tarragona, consegnerà una risposta che attendendo un po’ tutti; studiosi, appassionati e pure la testata spagnola El Pais.  Intanto, il presunto scheletro di Arnau non è l’unico che riposa nel silenzio perenne di quella pietra.

Una famiglia decisamente altolocata, vite con uno svolgimento agiato, avvolte dalle atmosfere della penisola iberica agli inizi della reconquista. L’infanzia di Arnau de Torroja si scrive a Salsona, in quel pezzo di Catalogna. Cresce e poi parte per combattere i Mori in Spagna. Diventa fratello templare nel 1162. Qualche anno dopo è già Maestro di Catalogna e Provenza e sembra possedere il pregiato talento della diplomazia. Dote che gli è utile quando arriva in una Terrasanta che ha appena archiviato due crociate contro i turchi e prova ad assaporare un minuto spiraglio di pace.

A premiare le sue abilità e, non da ultimo, i suoi preziosi contatti con la curia pontificia, arriva la nomina a Maestro Generale del Tempio attorno al 1180. Quattro anni dopo viene a Verona per incontrare papa Lucio III e l’imperatore Federico I: insieme al Patriarca e al Maestro Generale degli Ospitalieri deve fare il punto sulla situazione degli stati crociati.

Un’ambasceria in Europa che non riuscirà a portare a termine perché la morte lo coglie proprio nella nostra città. E qui inizia il mistero, visto che la sua tomba non è mai stata trovata. Fino, forse, ad oggi. Per avallare la tesi e, insieme, per dare il conforto della realtà alle speranze dei Templari Cattolici d’Italia, si è ricorsi ai test in laboratorio (i cui risultati, mentre scriviamo, non sono ancora arrivati).

Entra in gioco, quindi, Guillem, il fratello di Arnau. O meglio, il suo Dna: visto che, almeno, del suo luogo di sepoltura si è certi. Morto meno di una decina di secoli fa, in quanto vescovo di Barcellona e poi arcivescovo di Tarragona, è stato seppellito nella cattedrale della città catalana.

Nel frattempo, per non lasciare spazio a supposizioni o a romanzate deduzioni, il 21 aprile scorso i Templari Cattolici d’Italia, insieme al Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini militari-religiosi e ad altri soggetti, hanno organizzato una vera e propria giornata di studi storico-scientifici dal titolo: Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari nell’auditorium della parrocchia di San Fermo Maggiore. Tutto quello che finora si sa sulla questione è stato reso noto proprio lì.

Andiamo con ordine. La tomba è stata scoperta più di 3 anni fa per caso. Condannato al silenzio della memoria per secoli, il sarcofago è stato notato tra le cianfrusaglie di uno spazio a San Fermo Maggiore adibito a deposito. A colpire l’occhio attento e allenato di Mauro Giorgio Ferretti, non a caso Magister Templi dell’Associazione Templari Cattolici d’Italia, quella croce patente incisa su uno dei lati corti della cassa in pietra abbandonata. La croce è tipicamente templare e presenta una spada stilizzata nel braccio inferiore: simbologia tradizionalmente attribuita ai Maestri Generali che hanno guidato i cavalieri fino ai primi anni del ‘300.

Dopo il ritrovamento, sono partiti gli studi che hanno visto al lavoro un team di liberi professionisti (si sono messi a disposizione su base volontaria) e ricercatori delle università di Bologna, Nottingham Trent  Barcellona, Harvard e Copenaghen guidati dall’archeologo Giampiero Bagni e coordinati, in particolare, dall’antropologo professor emerito dell’università di Bologna, monsignor Fiorenzo Facchini.

Dentro la tomba sono state trovate le ossa di un uomo, il presunto Arnau, di una donna e di un giovane. I resti di questi ultimi sono più tardi e si collocano dopo la seconda metà del ‘300 (quello del ragazzo addirittura 100 anni dopo). L’Ordine  Templare fu sciolto nel 1312, quindi, è facile pensare che il luogo di sepoltura sia stato poi riutilizzato, una prassi diffusa nel Medioevo.

La datazione al radiocarbonio, come ha chiarito l’archeologo Bagni, attribuisce, invece, lo scheletro del presunto templare ad un periodo precedente rispetto agli altri due:  attorno al 1020 – 1220. Come momento storico ci siamo, visto che Torroja è morto a Verona nel  1184.

Un altro indizio che sembra compiacere la teoria sta in alcuni elementi che suggeriscono la provenienza mediterranea del sepolto, «probabilmente della penisola Iberica» stando a Facchini.

Tra i resti si sono conservate anche le ossa lunghe che hanno permesso di risalire all’altezza dello sconosciuto di circa 1.70m, con la presenza di una deformazione alla colonna vertebrale. Infine, non molto, ma qualcosa dice anche il tessuto trovato accanto, tinteggiato di blu e per questo molto pregiato: all’epoca, in pochissimi potevano disporne.

In questo intrigato puzzle aggiunge un, comunque incerto, tassello la testata spagnola El Pais  che chiama in causa la chiesa di San Vitale (a Verona la chiesa templare “in carica”). Il sarcofago potrebbe essere stato trasportato  in un secondo momento a San Fermo, dopo l’inondazione a fine ‘700 della chiesa, (con una probabile sosta, prima, a Santa Maria del Paradisio, tra i più interessanti e vasti reliquiari d’Europa ).

L’ultima parola spetta, come in ogni misterioso giallo moderno, al Dna che con il suo responso benedirà le teorie oppure le accartoccerà. Cosa c’è in gioco?  Potrebbe essere l’unica tomba al mondo riconducibile ad un Maestro Generale del Tempio, visto che tutte le altre (tra Parigi e Gerusalemme) sono state distrutte dalla damnatio memoriae, assolutamente performativa, che la chiesa inflisse all’operato dell’Ordine quando decise di cancellarlo. Il che, lo si può immaginare, ha una certa rilevanza.

Perché, come ha più volte ripetuto anche lo stesso Ferretti, se milioni di turisti vengono a Verona per riempirsi gli occhi con un balcone falso, chissà quanti ne arriverebbero per una tomba templare vera. Ma non ditelo a Dan Brown.

O, magari, invece, sì.

Il convegno, in breve

 Il convegno Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari è stato organizzato lo scorso 21 aprile nell’auditorium della parrocchia di San Fermo Maggiore  dall’associazione Templari Cattolici d’Italia e dal Coordinamento Scientifico per le Ricerche sugli Ordini Religiosi-Militari, insieme al Museo Diocesano d’Arte di San Fermo Maggiore e la Diocesi di Verona, in collaborazione con LARTI – Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani, il Museo della Beata Vergine di San Luca e la Society for the Study of the Crusades and the Latin East, rappresentata, quest’ultima, dal Prof. Jonathan Phillips della Royal Holloway di Londra e dal Prof. Nicholas Morton della Nottingham Trent University. La giornata di studi era patrocinata dal Comune di Verona e dalla Regione Veneto.