È uno dei più importanti monumenti funebri veronesi del 1400, realizzato dallo scultore Nanni di Bartolo e dal celebre pittore Pisanello.

Entrati nella chiesa di San Fermo Maggiore, siamo abituati ad ammirare il mausoleo Brenzoni da lontano, essendo in una posizione sopra elevata. È quindi difficile scorgere certi particolari. Questa volta, però, grazie alla pulitura effettuata dai restauratori, siamo riusciti a salire sul ponteggio e a osservarlo da vicino. Un’esperienza emozionante animata dalla consapevolezza di essere innanzi a un capolavoro di due Maestri dell’arte italiana. Della maestosa tomba celebrativa di Nicolò Brenzoni, realizzata nel 1426, non ne è rimasto ormai che uno scheletro. Sebbene siano intatte le opere scultoree, lo strato pittorico si è ridotto ad un velo sottile. Ciò che colpisce, ad uno sguardo ravvicinato, è il virtuosismo scultoreo e la realizzazione dei busti delle guardie a tutto tondo, anche nei punti che sarebbero stati impossibili da vedere da basso. Nonostante, infatti, il monumento si trovi ad una certa altezza da terra, non mancano particolari scolpiti visibili solo da vicino come le unghie dei putti e del Cristo benedicente, oppure le rughe attorno agli occhi chiusi delle guardie, la bocca semiaperta ad indicare un moto interno dell’anima; e poi, ancora, i peli dei baffi, uniti in onde che arrivano alla mandibola. Sono visibili perfino le nocche delle dita. Il soldato di sinistra è stato realizzato con un taglio di capelli all’ultima moda, con la chioma separata in tante piccole ciocche, sopra una fronte corrugata e una bocca che conserva ancora poco del colore originario. Quello in mezzo, invece, l’unico che ha il viso rivolto verso il sarcofago, mostra ancora le pennellate nere delle ciglia.

È sorprendente la ricchezza di particolari delle armature, in origine decorate con foglie d’oro di cui non sono rimaste che poche ombre, così come pure sulla veste del Cristo e in tanti altri punti nella pittura del Pisanello. Notevoli anche i ricci delle due figure femminili ai lati, scolpiti con senso plastico e naturalistico. Vi sono poi gli affreschi che rivelano particolari sorprendenti come le armature dei due arcangeli, raffigurati sopra gli angoli superiori della cornice, definite con incisioni per creare profondità. Bellissima, poi, la scena dell’Annunciazione in cui una, appena visibile, colomba si dirige verso la Vergine, illuminata dalla luce divina resa dall’effetto di tanti punti dorati. Merita un accenno anche l’edificio gotico retrostante e il repertorio di animali: il cane, simbolo di obbedienza, ai piedi di Maria, e i due colombi, rappresentazione dello Spirito Santo, accanto all’arcangelo Gabriele. Sulle rocce ai piedi del monumento sono scolpite due lucertole, personificazione dell’anima che cerca la luce, Cristo, e una lumaca, simbolo di pazienza e di tenacia.