«Mi hanno messo su un palco a 10 anni, al grest, uno spettacolino che ripensandoci adesso aveva delle trovate alla Mel Brooks, senza sapere allora chi fosse Mel Brooks».

di Francesco Barana

Giuseppe Rainero, 50 anni, in arte e per tutti Beppe Bifido dal nome del suo alter-ego artistico più popolare, ama giocare sul filo del paradosso. Mattatore in scena nei cabaret dei locali veronesi, a Radio Verona e Telearena. Immagine da focolare domestico nella vita di tutti giorni: «A volte mi dicono che sembro serio, ma sono semplicemente normale, forse la gente si aspetta che sia sempre El Bifido». Un uomo per cui non è stato tutto in discesa: «Nel 2009 mi sono ritrovato disoccupato dopo una vita da grafico pubblicitario, fino al 2012 sono andato avanti con contratti a tempo determinato, poi le cose sul piano artistico finalmente si sono messe bene e la mia passione è diventata un lavoro, alla soglia quasi dei 50 anni». Un filo di nostalgia nel raccontarsi: «Ero già un clown da bambino, imitavo la maestra, o qualche compagno che parlava strano. Poi mi hanno messo sul palco…». Un affare tutto in famiglia: «Grest di San Bernardino, 1977, ho 10 anni, mio fratello e mia sorella scrivono per me una commedia comica-demenziale, Lo Gnomo, e vista la mia non altezza avrei capito che sarei stato io quello gnomo». Ma il primo amore di Rainero è la musica: «A San Bernadino a fine anni ’70 era un pullulare di punk e reggae, così noi mettemmo su Le Scoresine. Fingevamo di suonare sopra alle basi di uno scalcagnato registratore: sulle note dei Clash e dei Ramones cantavo testi demenziali in dialetto veronese». Tutto tremendamente scanzonato, anzi no: «Qualcuno recentemente ci ha preso sul serio. Claudio Pescetelli, giornalista romano, nel suo libro Lo Stivale Marcio ci ha indicati come la più giovane punk band di tutti i tempi…» (risata, ndr).

A modo molto suo è entrato negli annali del punk…
(risata) Sì, ma la cosa più buffa in realtà è un’altra. Anni fa un giornalista piuttosto “distratto” in fatto di musica, non ricordo chi, in un articolo mi presentò come l’ex cantante dei Ramones (risata).

Lei è famoso come comico, ma nasce con la musica. Dopo Le Scoresine ha cominciato presto a far sul serio…
Sì, a 12 anni formammo i Nuclear Waste e qui suonavamo davvero, ma la svolta è nell’ottobre del 1984: nascono i Niù Tennici, genere reggae-raggamuffin con influenze ska, cabareggae (cabaret e reggae, ndr) sempre in dialetto, ma questa volta pezzi nostri e con spessore musicale. Abbiamo anticipato i Pitura Freska, che poi avrebbero fatto successo con il reggae in veneziano. Con i Pitura siamo amici e abbiamo suonato diverse volte, con alcuni di loro la prima già nel 1985 al K2, ma si chiamavano Puff Bong e cantavano in inglese…

Con i Niù Tennici avete caratterizzato la scena musicale veronese e non solo negli anni ’80 e ’90…
Maggio’85, il nostro primo concerto al Verona Rock di Giò Zampieri, suonammo subito dopo quelli che poi sarebbero diventati i Litfiba. Nel 1990 il primo album “Affitta una Ferrari” che fece successo. Fummo inseriti in una compilation molto venduta, “Fiki Fiki e in Riviera eravamo tra i più ascoltati nelle spiagge nell’estate del ’92. In quel periodo suonavamo un po’ in tutta Italia: a Milano e Torino, a Roma partecipammo a un concerto contro la mafia con gli Articolo 31 e Frankie NRG, suonammo anche in alcune manifestazioni con i Casino Royale e gli Africa Unite.

Fino al sud, a Pozzuoli, nonostante i vostri testi in dialetto.
Temevamo ci tirassero dietro di tutto e invece fummo apprezzati, per fortuna la musica non è il calcio.

Il calcio, altro suo grande amore.
Tifosissimo dell’Hellas e per anni abbonato, fino a quando nel 2014 non mi ha chiamato Telearena per ‘Diretta Gialloblu’.

Calcio, Hellas e comicità: si sente l’erede di Puliero?
Essere accostato a lui mi fa piacere, l’ho seguito tanti anni soprattutto a teatro, ci sono delle similitudini, ma anche delle profonde differenze: lui ha uno spessore più alto, è un uomo di cultura, attore di teatro, professore di Lettere, io sono uno più da bar, parlo più il linguaggio dei butei. Ci siamo conosciuti e c’è stima reciproca.

Lascia i Niù Tennici nel 2014, nel frattempo negli anni ’90 aveva cominciato la sua seconda vita artistica, la radio. E a metà anni ’90 proprio in radio nasce El Bifido…
Sì, a Rete 2000 tra il ’95 e ’98 nel programma di Toni Franchi, uno dei grandi innovatori della radio veronese, facevo le incursioni telefoniche sulle notizie stravaganti che lui leggeva. Era venuta fuori questa cosa del bifidus nello yogurt che regolava l’intestino, adesso pare una cosa normale ma all’epoca faceva ridere, e io cominciai a chiamare Toni a sorpresa dicendo “sono el bifido” e improvvisando degli sketch. In seguito facemmo un programma comico con i Niù Tennici, TecnicoBay.

Nel 2007 il grande salto a Radio Verona con ‘Gol de Ponta’, all’inizio sempre con Toni Franchi, poi con Pippo Rando e ora Nicolò Brenzoni. Mentre nel 2009 comincia la sua terza vita, quella delle cene cabaret. El Bifido diventa una star locale…
Il primo a lanciarmi nel puro cabaret in realtà fu nel 2003 Paolo Nogara proprietario allora del Don’t Worry, ma poi la cosa si fermò lì per mia mancanza di tempo. Nel 2009 invece avevo appena perso il lavoro e dopo uno spettacolo a Grezzana Giovanni Birtele, un ristoratore, assieme all’amico Davide Cottini mi proposero di fare degli spettacoli nei loro locali. Da lì le cene cabaret, che si sono via via moltiplicate e proseguono tutt’oggi alternando i monologhi a serate musico/cabaret con la Larry Band.

Non soffre di sdoppiamento di personalità con il suo celebre alterego?
No, anche se capita che la gente quando mi incontra si aspetta El Bifido e qualcuno mi chiede una foto e io, per nascondere un po’ di imbarazzo, rispondo “vabbé dame el telefono che te la fo a ti”. Non mi sento un vip e faccio di tutto per non passare come quello che se la tira.

 

A quali grandi si ispira?
Più che ispirarmi sono cresciuto guardando Alberto Sordi, Raimondo Vianello, Paolo Panelli. Enzo Jannacci e Cochi e Renato. Quando li guardavo fa piccolo dicevo: «Fare ridere deve essere una bella sensazione».

L’incontro che le ha cambiato la vita?
Quello del 13 maggio 2001, è nata mia figlia Matilda.