Guido di Montefeltro, Ulisse, Paolo e Francesca, Virgilio. Per il divulgatore Mirco Cittadini sono amici con i quali intessere serali confidenze. Nel 2021 scoccheranno i 700 anni dalla morte del sommo poeta e l’appassionato dantista veronese ha in programma rassegne, incontri con adulti ma anche con studenti. Gli preme che tutti possano accedere alla magnificenza, all'”abilità alchemica di Dante”. Per evitare la sopraffazione da sintesi scolastiche, cerca di spiegarla con una passione pura, l’unica capace di sedimentare quella grandezza tragica ma “anche ironica, perché in fondo, è una commedia”.

 

È rimasto incastrato in quelle terzine mentre le recitava come attore. L’hanno incantato e insieme incatenato quegli endecasillabi perfetti che stringono le radici di ogni dolore e di ogni speranza. Mirco Cittadini, come esercizio di gratitudine al sommo autore, da anni usa ogni attimo del suo tempo libero per studiare la Divina Commedia (la sta, infatti, leggendo integralmente per la terza volta).

Spesso associata alla sopraffazione sintetica della scuola, l’opera di Dante Alighieri è molto altro. Apprezzato divulgatore, Cittadini cerca di spiegarlo senza soporiferi obblighi con intensità sempre maggiore ora che si avvicina l’appuntamento per celebrare i 700 anni della morte del sommo poeta. Verso il 2021 è il titolo di uno dei suoi progetti. Si sostanzia nella sua parafrasi appassionata di 62 canti, un incontro al mese per tre anni. L’iniziativa per il 2019 trova spazio alla libreria Pagina Dodici. Non mancano gli incontri con le scuole ma anche gli eventi pubblici come il format Ritratti Danteschi, in una serata (l’ultima in ordine di tempo è stata a Bussolengo) si raccontano i lati chiaroscurali di personaggi sempre pennellati in profondità.

La passione di Mirco Cittadini, alimentata da uno studio attento e da un blog sempre aggiornato, sfocerà a breve nel libro Tutto è paradiso. Lezioncine dantesche che sarà presentato il 7 marzo proprio alla libreria Pagina Dodici. Questo “turista della Commedia”, come ama definirsi, vuole diffondere il lato luminoso dell’opera, lo sguardo ironico che la pervade. Convinto com’è che “Dante porti fortuna” e sappia generare paradisi molto terreni, come quel quinto canto che è stato galeotto anche per lui. “L’ho letto alla donna che poi è diventata mia moglie”.