Un duo, un progetto non convenzionale, ma buona musica. Si chiamano “The Shimmer” (letteralmente “Il luccichio”) e attraverso chitarra, voce, basso e tanti sintetizzatori, propongono un sound che unisce punk e new wave, alla rincorsa di un periodo, gli anni Ottanta, che ha lasciato tanto nella musica mondiale.

“The Shimmer” è un progetto nato nel 2009 per la volontà di Massimo Culpo (chitarra e sintetizzatori) e Riccardo Pasquale (voce, basso e sequenze). Grazie ad un lavoro sempre costante, gli Shimmer hanno pubblicato già nel 2011 il primo lavoro, “New Days”, disco autoprodotto, ma il salto è arrivato proprio in questi primi mesi del 2014, con “Greetings from Mars” (Saluti da Marte, ndr), di cui “Wish” (Desiderio, ndr) è stato il primo singolo. Il disco parla del mondo, della società, tocca temi anche scottanti come la violenza sulle donne o la perdita di un amico. È come una fotografia della terra scattata da Marte.

Ragazzi, da molti la musica elettronica è considerata meno “musica” rispetto ad altri generi e difficile da replicare live. Come rispondete a queste critiche?
(Riccardo) Siamo stati molto criticati per il fatto di non avere un batterista reale nella band e per proporre un progetto a due in modo non convenzionale. Abbiamo provato a suonare con dei batteristi reali, ma per noi non era ottimale come con questa formazione. Ogni band cura il proprio stile, il look e anche il modo di suonare, producendo quindi un’identità visiva e sonora che viene poi proposta al pubblico. Noi non guardiamo molto al modo, ma puntiamo al risultato sonoro e musicale del nostro progetto. Abbiamo fatto tesoro di queste informazioni e abbiamo puntato molto alle sonorità. Sulla difficoltà di esecuzione live credo sia difficile dare un giudizio, ma mi riallaccio a quanto detto prima, ovvero che ogni musicista sceglie e coltiva il proprio stile e quindi affronta anche la questione live. L’importante è che funzioni e che emozioni.

Definite la vostra musica un “riadattamento contemporaneo del new wave”, che da sempre è stato considerato un genere di nicchia, da cui spesso gli altri generi musicali attingono per creare
nuove sonorità o nuove ritmiche. Siete d’accordo su questo aspetto?
(Massimo) Non è così facile rispondere a questa domanda. Sono d’accordo sul fatto che la musica new wave sia considerata un genere di nicchia. Avendo vissuto in prima persona il movimento wave degli anni 80 ho sempre visto prendere qualcosa da questo genere musicale per rielaborarlo successivamente e in questi ultimi anni queste sonorità sono rinate. Non ho mai percepito però che la musica wave andasse a prendere qualcosa verso altri generi, fatta eccezione per le ovvie contaminazioni elettroniche.

Associate il vostro lavoro a quello di qualche artista “guida” da cui avete preso ispirazione, oppure il vostro lavoro è figlio della vostra personale scuola musicale?
(Massimo) Il nostro progetto è prima di tutto figlio di ciò che ci piace e degli artisti che ascoltiamo, non c’è niente di male nel prendere ispirazione da qualcuno, purché non sia proprio uno scopiazzare e basta. Siamo molto devoti e ispirati da Clan Of Xymox, Editors, The Cure, Joy Division, Editors, White Lies, Maccabees, Arcade Fire e Depeche Mode, ma abbiamo sempre cercato di avere una nostra identità.

Ritenete che sia un limite fare questo genere di musica in Italia?
(Riccardo) Fare questo genere in Italia non è limitante, ma subisce spesso la censura da parte di chi dovrebbe diffondere la musica alternativa o di nicchia come la nostra elettro-wave. Penso che la situazione musicale emergente/alternativa italiana sia in un profondo stallo e soprattutto sia in mano a persone non capaci e meritevoli. Conosco abbastanza bene la situazione musicale inglese e devo dire che quella italiana è profondamente diversa. Purtroppo è anche un problema di mentalità e di cultura musicale. Con questo non voglio dire di essere “arrabbiato” con tutti i miei concittadini, ma di essere consapevole che bisognerebbe cambiare abitudini e modo di porsi nei confronti della musica emergente.

Riuscite ad immaginare i THE SHIMMER tra cinque anni?
(Riccardo) Non saprei, non mi immagino così a lungo raggio, mi viene un po’ da sorridere a pensare a così lontano. Forse con qualche disco in più fra le mani e con qualche concerto in più. Spero di consolidare giorno dopo giorno la nostra musica.
(Massimo) Sicuramente con qualche disco in più! E magari con dei live all’estero!

Un’ultima domanda: se doveste lanciare un messaggio in musica ai giovani di oggi, che messaggio lancereste?
Non c’è reato nel divertirsi, nell’andare a ballare o nel fare tardi. Ma bisogna mantenere la propria identità e comportarsi in modo responsabile.

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