Una statua, posta davanti alla Biblioteca Civica celebrerà uno degli orgogli di Verona: Emilio Salgari, che proprio tra gli scaffali della biblioteca trovò l’ispirazione per le sue opere più note. Il professor Claudio Gallo, tra i più importanti esperti salgariani, ci racconta perché questo è un momento importante per la città.

Emilio Salgari è un nome conosciuto in tutto il mondo, questo è certo, ma nei cuori dei veronesi avrà sempre un posto speciale. Non c’è ragazzino, di oggi o di allora, che nelle pagine salgariane non si sia perso a fantasticare, a sognare, a immaginare mondi fantastici. Perché l’incanto delle storie di Salgari è proprio quello di creare luoghi meravigliosi e inediti, dove ognuno di noi può essere eroe.

Eppure Verona, terra natale dello scrittore, non sembra ricordarsi a sufficienza della straordinarietà di questa figura che proprio nella città scaligera crebbe e studiò, trovando negli scaffali della Biblioteca Civica lo spunto per le sue storie più famose.

Lo sa bene Claudio Gallo, uno dei massimi esperti salgariani, che da sempre si batte per un riconoscimento più profondo da parte della città a uno dei suoi figli più celebri. Forse il tempo è giunto, e lo dimostra la bellissima statua che a breve farà la sua comparsa davanti alla biblioteca Civica, proprio nel cuore pulsante della vita culturale di Verona.

Allora, professor Gallo, ci racconti come è nata l’idea di questa statua.

L’idea è nata dall’incontro di diverse menti, in particolare quelle che riunisce il gruppo Fantàsia, che già da diversi anni lavorava a questo progetto. A tal proposito, una menzione speciale deve averla lo scultore, Sergio Pasetto, che ha messo a disposizione le sue risorse, artistiche ed economiche, credendo fin da subito nella nostra folle idea.

La statua rappresenta innanzitutto il Salgari veronese, che forse non è la sua versione più conosciuta: Salgari se ne andò da Verona senza mai voltarsi indietro e gran parte delle vicende (e delle tragedie) della sua vita avvennero altrove. Noi volevamo che questo monumento raccontasse il ragazzo di Verona, che qui iniziò la sua vita di scrittore, e volevamo che lo raccontasse allegro, felice e “in movimento”: con una mano sul cappello, saluta chi entra nella Biblioteca Civica. Un po’ un antidoto alle ombre che hanno accompagnato la sua vita.

Anche il luogo in cui verrà situata ha un significato particolare: la biblioteca è storicamente il luogo in cui sono passati tutti gli intellettuali di Verona, tra cui Salgari ha sicuramente un ruolo di rilevo, essendosi sempre messo in gioco in diverse discipline. Originariamente avevamo pensato a Porta Borsari come destinazione della statua: proprio quello è il luogo che vide nascere e crescere Salgari.

A proposito di questo, per una città che ha dato i natali a un genio letterario, Verona non sembra andare così orgogliosa di Salgari. Non è il momento di cambiare questo atteggiamento?

È proprio così. A Verona Salgari si formò da un punto di vista artistico, ma allo stesso tempo fu protagonista della vita culturale della città: per esempio faceva teatro e scriveva i resoconti degli spettacoli per i giornali locali. Proprio a Verona scrisse le sue opere principali, anche se ovviamente le ambientò in posti diversi. È nella Biblioteca Civica che Salgari recuperò mappe e racconti di viaggi esotici che ispirarono i suoi romanzi.

Il successo di questo scrittore all’estero è straordinario, ovunque è paragonato ad autori del calibro di Stevenson o Verne ma in Italia, e a Verona in particolare, non è celebrato come dovrebbe.

Verona è una città strana, sembra sempre un po’ ottusa per quanto riguarda l’orgoglio che avere dato i natali a un genio come Emilio Salgari dovrebbe comportare. Mi auguro che la statua sia un primo passo verso un riconoscimento più ampio da parte di Verona, e dei veronesi, di questa personalità eccezionale.

Passare di fronte alla Civica e trovarsi un Salgari che saluta i passanti è un primo modo per ricordarsi di quello che questo scrittore ha fatto e continua a fare in termine di immagine per Verona, ma forse non basta per non disperdere nel vento l’eredità che questa figura ci ha lasciato.

Ma più di tutto questa statua sarà un modo per non lasciare andare Emilio Salgari dai nostri cuori. Perché credo, nel profondo, che i geni come lui non muoiano mai davvero.