La novità, introdotta in Italia dal 1° luglio, riguarda alcuni prodotti da banco, acquistabili senza ricetta e da rivenditori autorizzati riconoscibili da un bollino di qualità. Meglio lo shopping virtuale o il colloquio con il farmacista?

 

Sciroppi per la tosse e compresse effervescenti, consegnati direttamente a casa dal corriere. Basta il tempo di pochi click, in questo caso tra gli scaffali di una farmacia o di una parafarmacia virtuale, e l’acquisto è fatto. In sicurezza e senza dover mettere piede fuori dalla porta.

A partire dal 1° luglio, in Italia come avviene nel resto dei Paesi dell’Unione Europea, la vendita online di farmaci è una realtà ufficialmente legalizzata. Guai però a lasciarsi prendere dalla frenesia del mouse, specie se si ha a che fare con il mondo della rete, dove è facile incappare in truffe.

La novità arrivata con l’estate interessa la vendita e l’acquisto di medicinali che non prevedono l’obbligo della ricetta medica, approvati dal Ministero della Salute e in quanto tali legali. Una mossa contro la contraffazione farmaceutica, fenomeno che interessa prodotti di marca e generici: per scongiurare il rischio di trovarsi a ingerire pastiglie inefficaci o peggio sostanze tossiche e dal dosaggio non controllato del principio attivo.

Passaggi monitorati dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco impegnata nel contrastare le frodi che nel web corrono veloci. Dal 2011 l’ente pubblico che opera sotto la direzione e la vigilanza del Ministero della Salute ha avviato campagne di sensibilizzazione e ha contribuito alla chiusura di diversi portali illegali, forte di un accordo siglato con Legitscript: l’agenzia statunitense di intelligence, che supporta anche Google, secondo la quale almeno il 99% dei siti web dediti alla distribuzione di medicinali online opera “fuori dalla legge”.

Più facile a dirsi che a tradursi in realtà. Secondo il presidente di Federfarma Verona Marco Bacchini ci vorrà del tempo: la direttiva europea è stata accolta, spiega, «ma manca la procedura in tutti i suoi passaggi né è stato ancora definito l’iter burocratico che i rivenditori dovranno affrontare». Come sarà possibile distinguere una cyber-farmacia doc da una fasulla? «Anche in tal senso mancano ancora precise indicazioni», prosegue. A caratterizzarla si presume potrà essere il logo, come accade nell’Unione, di una croce bianca su sfondo a righe verdi. Simbolo cliccabile per rimandare all’autorità che ha rilasciato il permesso alla vendita online e a un elenco di rivenditori autorizzati al commercio in rete. La sicurezza prima di tutto.

Ma sarà una rivoluzione? Il cambiamento che l’accoglimento della direttiva europea porta con sé è importante, ma bisognerà vedere in che maniera lo recepirà il cittadino. Ed è qui la questione. «Colgo la positività della norma, poiché esclude che i farmaci con ricetta possano essere commercializzati via internet» segnala Bacchini. Dall’altro lato, prosegue, «nel nostro Paese non ritengo ci sia la necessità di vendere online alcunché abbia a che fare con la medicina». A che pro, si chiede, attendere il fattorino per avere un farmaco che si può in pochi minuti reperire? «Un cittadino italiano – fa notare – vive in media a sei minuti di distanza dalla più vicina farmacia».

Non ci sarà dunque il vantaggio dell’accorciare l’attesa, né forse il risparmio: su internet i prodotti avranno probabilmente un costo simile a quello dei negozi reali, che potrà variare di pochi euro per l’aggiunta delle spese di spedizione. Come se non bastasse, la tecnologia non potrà superare i vantaggi del contatto diretto con il farmacista di fiducia: «Professionista che può dare all’utente indicazioni utili sull’interazione dei farmaci e sulla corretta assunzione. Online il supporto del consiglio viene meno». E con esso, se si prendono le cose alla leggera, pure la salute.