Collochiamoci, per la precisione, davanti ad uno degli ingressi alla città in assoluto tra i più spettacolari ed affascinanti, Porta Borsari su cui campeggia l’iscrizione:

Colonia Augusta Verona nova Gallieniana. Valeriano II et Lucilio co(n)ss(ulibus), muri Veronensium fabricati ex die III nonius Aprilium, / dedicati p(ridie) non(is) Dec(embris), iubente sanctissimo Gallieno Aug(usto) n(ostro), insistente Aur(elio) Marcellino, v(iro) p(erfectissimo), duc(e) duc(um), curante Iul(io) Marcellino, v(iro) e(gregio).

Ovvero:

Colonia Augusta Verona Nuova Gallieniana, nell’anno in cui erano consoli Valeriano II e Lucilio, le mura dei Veronesi sono state costruite dal giorno 3 Aprile e sono state consacrate il giorno 4 Dicembre, a seguito del comando del Santissimo Gallieno Augusto nostro, con la sovrintendenza di Aurelio Marcellino uomo perfettissimo, comandante dei comandanti e sotto la cura di Giulio Marcellino uomo egregio.

E la questione potrebbe concludersi qui se durate i lavori di restauro della porta, condotti nel 1981 e nel 1982, un taglio nel muro non avesse portato alla luce alcune lettere fino ad allora coperte, dettaglio non è sfuggito al professor Alfredo Buonopane che ricopre a Verona la cattedra di Epigrafia latina.  La scoperta dei nuovi caratteri ha permesso infatti di iniziare un lungo viaggio che da Verona, porta a Susa e fino a Palmira. Infatti le lettere, una V ed una E della seconda riga, costituiscono l’abbreviazioni per v(ir) e(gregius), l’attestazione che Iulius Marcellinus, sotto la cui cura le mura erano state eseguite, apparteneva al primo livello delle dignità riservate all’ordine equestre. Grazie all’incrocio di altri dati epigrafici emersi, si appurò che un personaggio con lo stesso nome a Susa aveva dedicato un’ara al Genius municipi Segusini, datata qualche anno dopo l’iscrizione di Verona, cioè al 271 d.C. Qui però il nome era seguito da un titolo diverso, non vir egregius ma vir perfectissimus, in pratica un titolo superiore. Iulius Marcellinus che era stato evidentemente promosso e a Susa, al centro dell’omonima valle, ancora oggi crocevia di diversi itinerari transalpini tra Italia e Francia, era stato inviato probabilmente per fronteggiare gli stessi motivi per cui era stato tempo prima presente a Verona, ovvero le imminenti invasioni. Ma non solo. Altri studi hanno permesso di individuare un’ulteriore tappa nella carriera di Iulius Marcellinus che, sempre in base a fonti epigrafiche, fu prefetto della Mesopotamia e governatore generale dell’Oriente, e in seguito, per la fedeltà mostrata ad Aureliano, rifiutando le insegne imperiali offerte dagli abitanti di Palmira, venne scelto dall’imperatore stesso come collega per il consolato ordinario del 275. Insomma il nostro Marcellino nel giro di 10 anni di strada ne aveva fatta parecchia. Ogni epigrafe dunque è una biografia che, con un po’ di immaginazione, permette di restituire la vita a donne e uomini della passato che hanno affidato alla pietra memoria di sé.

MAREVA DE FRENZA*

Mareva De Frenza è laureata in Epigrafia latina, ha partecipato a numerose campagne di scavo archeologico, è guida autorizzata della provincia di Verona, cura la pagina Facebook Tabula Peutingeriana per la divulgazione del mondo antico ed è autrice del libro edito da Cierre Edizioni “Le pietre raccontano. Guida alla vita quotidiana di Verona romana”.