Sono il dialogo silenzioso forse più alto che abbiamo e che avremo. La giornata mondiale del bacio ogni 6 luglio ci costringe a fare l’anamnesi completa del nostro passato di carezze.

Accennati, desiderati, mancati. Il dizionario dei baci ha gli aggettivi che la tirannia del tempo decide. Ma nel nostro amoroso elenco, posizionati tra quelli non dati e quelli rimpianti, ci sono anche loro: i baci definitivi. A queste soste indelebili ha dedicato un libro di recente il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco (I baci sono definitivi, La nave di Teseo) che si è perso nell’epica degli incroci di sguardi quando si trasformano in tenerezze immaginate. Apostrofo rosa tra le parole ti amo per il Cyrano de Bergerac, unico espediente per sopportare il peso della nostra anima breve a detta di Alda Merini. Che il bacio sia uno dei luoghi migliori dove fermarsi non è sicuramente una novità.

Ma certe ovvietà stucchevoli è  meglio ribadirle. La giornata mondiale del bacio è nata, in fondo, proprio per questo. Bisogna ringraziare la Gran Bretagna che ha istituzionalizzato le smancerie il  6 luglio di ogni anno.  A Verona, terra consacrata al sentimento da Shakespeare, infiniti sono gli angolini, le strade deserte, le scale dove trattenere quel dialogo silenzioso che forse è  il più alto che c’è rimasto. Perché non scadono i baci che abbiamo dato, rimangono cicatrici dolci.

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