Federica Gecchelin, giovane veronese non ancora trentenne, qualche mese fa ha fondato Prematuramente APS, un’associazione di mamme che hanno vissuto, come lei, l’esperienza scioccante del parto prematuro.

Una gravidanza, quella di Federica, senza alcun segnale che destasse preoccupazione ma che si è trasformata in un percorso drammatico e faticoso per riuscire a far sì che il suo bambino, nato pretermine a sole 25 settimane, riuscisse a vivere.

«Durante i novanta giorni che ho trascorso in reparto mi chiedevo: “Perché non si parla di prematurità?” . Ho conosciuto tanti genitori come me e insieme abbiamo voluto creare una realtà che costituisse un supporto per chi si trova nella nostra situazione. Alla terapia intensiva neonatale (Tin) dell’ospedale di Borgo Trento il personale medico è altamente preparato e ho avuto il massimo aiuto. Dall’esempio di medici e infermieri ho capito che anche noi genitori potevamo dare conforto. Non parlo di conforto compassionevole ma della costruzione di un rapporto naturale che si configura, per ora, come auto mutuo aiuto. Ascoltare altri genitori nel corso di quegli indescrivibili novanta giorni per me è stato cruciale. Se non avessi avuto il confronto con esperienze analoghe alla mia, non avrei poi avuto l’idea e la forza di fondare Prematuramente (la realtà è nata il 22 febbraio 2018, ndr)» confessa Federica.

Federica Gecchelin

Ma un’associazione che volesse entrare in una Tin deve prima fare un percorso per imparare a parlare con i genitori coinvolti in questa lotta ad armi impari. La gestione delle emozioni rappresenta il passaggio cruciale per la mamma, che non ha potuto evitare la sofferenza al proprio nascituro: ci sono tanti aspetti, tutti parimenti delicati e sensibili, che i genitori devono affrontare.

Umilmente, Federica e le mamme di Prematuramente APS non ambiscono a questo: «Ci vogliamo concentrare su altri aspetti che si sono dimostrati molto importanti nelle fasi di superamento della prematurità, in particolare sul rapporto tra bambino e genitori». Come? «Vogliamo avviare un progetto per creare una biblioteca di reparto. Siamo consapevoli che dare al bambino la possibilità di sentire la voce della mamma e del papà, anche attraverso la lettura di favole, rappresenta un importante fattore di crescita neurologica. I bambini pretermine sentono, hanno una percezione della realtà che noi non possiamo immaginare: sentire attorno a loro il silenzio, almeno per la mia esperienza, li fa sentire a disagio. Tutto cambia se percepiscono il calore della voce della mamma e del papà».

L’idea di Federica è nata anche per dare un aiuto nel disbrigo delle pratiche burocratiche. «Non tutte le mamme sanno che si può usufruire della legge 104 che prevede la possibilità di assentarsi dal lavoro per accudire il bambino. Io non lo sapevo ed esserne venuta a conoscenza è stato di grande aiuto nella gestione di questa difficile situazione».

Altre iniziative sono legate all’aspetto dei trasferimenti da una struttura ospedaliera all’altra. «Ci viene spiegato tutto dal personale medico ma – afferma Federica – a mio parere, è necessario che ci siano delle persone a supporto dei genitori. Ogni reparto pediatrico (Tin) ha i suoi orari, regole e referenti e il passaggio da uno all’altro è sempre un’esperienza traumatica, fonte di molta ansia».

Per ora Federica Gecchelin e le mamme di Prematuramente APS contano di dar voce alla loro iniziativa grazie alla diffusione sul web e con il passaparola: «Vorremmo che il concetto di prematurità entrasse nella nostra cultura. Ora non è così» conclude Federica, che si prepara al prossimo 17 novembre, «per realizzare a Verona una Giornata mondiale della prematurità capace di sensibilizzare e avvicinare le persone a questo tema».

Octo Therapy per confortare piccoli “guerrieri”

Per i piccoli della terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Borgo Trento è arrivata una compagna di culla inaspettata: una piccola piovra fatta all’uncinetto di nome Fuè, che in greco significa crescere con cura. Questa pratica, chiamata Octo Therapy, nasce in Danimarca all’ospedale Universitario Aarhus, dove medici ed infermieri hanno constatato che la presenza delle piccole piovre riesce a calmare i bambini. I lunghi tentacoli, infatti, ricordano il cordone ombelicale: comprimendoli i piccoli non solo riescono a respirare meglio, ma i loro battiti cardiaci diventano più regolari e aumenta il livello di ossigeno nel sangue. Inoltre, dissuade i piccoli dall’afferrare e tirare cavi e sondini presenti nell’incubatrice.

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ogni anno nascono 15 milioni di bambini pretermine, ovvero prima di aver completato la 37ma settimana di gestazione. E il numero è in crescita.