Ph Francesco Biasi

Mesi di lavoro, sette fotografi, un territorio d’elezione: quello sconfinato delle montagne veronesi. Sarà inaugurata domani, (ore 19.30) nel nuovo centro socio-culturale di Bosco Chiesanuova, la mostra “Såm- Seme, un’esplorazione fotografica della Lessinia”. Quelle che vedete in anteprima qui sono gli assaggi di un percorso ampio dalla durata triennale che troverà contrappunto ideale ogni anno al Film Festival della Lessinia. Approdo di sintesi del progetto sarà, infatti, la kermesse cinematografica internazionale che taglia il nastro domani.

«Il paesaggio, anche quello della Lessinia, è soprattutto memoria, e la memoria è associata spesso alle immagini nella forma del ricordo. Più che altro, è vedendo che riconosciamo un qualcosa» ne fa una questione di «autenticità dello sguardo» Steve Bisson, il curatore della residenza artistica in Lessinia. Tutt’altro che improvvisato, l’approccio che guida il progetto è figlio di suggestioni disparate che tengono dentro la Land Art ortodossa e consapevole di Richard Long e pure il testamento di Joseph Beuys che ha composto un manifesto granitico sul suo rapporto con la natura «Faccio fatica a leggere un’esplorazione visiva sganciata da una consapevolezza ambientale» diceva, certificando così, come, anche e soprattutto, una residenza focalizzata su un territorio possa muovere «da assunti etici» (la sua famosa azione “7000 querce” è emblema di questo abbraccio a tre: uomo, natura, arte). Un luogo, la Lessinia, che si presta a letture molteplici «non è una mappa, ma un arcipelago di piccole comunità» ci tiene a precisare Bisson. Sette, infatti, gli artisti coinvolti ciascuno con un taglio particolare per restituire più che un racconto corale, forse, un mosaico di incanti. «In molti territori vi sono aspetti che passano inosservati, che sono dimenticati dalla collettività o che si palesano in processi silenziosi di lunga durata. Compito dell’esploratore è quello di scoprirli, di interpretarli e riportarli in luce se necessario. Con sincerità e meno arroganza».

Di seguito le “vie” di esplorazione visiva scelte e percorse dai sette fotografi che hanno partecipato alla residenza artistica.

Emanuele Brutti

MEMORIE DEI FILO’

Tutti i “vecchi” della Lessinia ricordano dove e come venivano organizzati i filò, le persone che ci andavano e quello che facevano, ma il contenuto dei discorsi e dei racconti che caratterizzavano quelle serate resta un ricordo vago. Erano storie trasmesse in forma orale che sarebbero andate inevitabilmente perse se Attilio Benetti non ne avesse creato un’antologia a cui mi sono ispirato per restituire in forma visiva, in un ipotetico dialogo tra immagini e leggende, non tanto l’atto di trovarsi nelle stalle quanto più dei fermo immagine di quelle storie che nei filò i montanari si tramandavano.

Ph Emanuele Brutti

 

Paola Fiorini

SPAZIO VISSUTO

“No’ te vedi che son in Fine,
portame a casa
che voi morir soto la me seresara.
Portame a casa mia”.

Sono parole personali, che fanno parte del vissuto profondo e intimo di Adriana Rezzele, poetessa cimbra di Selva di Progno, una laurea in Geografia. Sono le ultime parole che il nonno paterno dice al padre di Adriana pochi giorni prima di morire all’ospedale di Tregnago. Quando l’ho incontrata per realizzare un suo ritratto e ho letto quella frase nella premessa di uno dei suoi libri mi sono profondamente commossa. Per entrambe (l’una con la parola, la sottoscritta con la fotografia) la scelta di indagine sulla Lessinia è prima di tutto una decisione che deriva da questo senso di appartenenza, che comporta una relazione tra ciò che esiste o ancora “resiste” in questa terra cimbra, e ciò che viene percepito. Il geografo francese Frémont descrive bene questo e parla di “spazio vissuto”. Lo spazio vissuto è, in fondo, il paesaggio di ognuno, diverso per ciascuno di noi, ma sempre condivisibile nell’espressione artistica.

Ph Paola Fiorini

 

Nicolo’ Lucchi

SENZA TITOLO

Il carsismo, fenomeno che contraddistingue la Lessinia, è un processo che non si risolve solo con la dissoluzione della roccia ma che si compone anche di una fase costruttiva permessa dall’acqua. Quest’ultima, infiltrandosi nelle grotte sotterranee, inizia a gocciolare e fa precipitare il carbonato di calcio che, liberandosi dall’anidride carbonica, dà inizio alla formazione di stalattiti e stalagmiti. Il tempo si muove lento attraverso questi processi geologici. Con la fotografia ho indagato il processo di distruzione e creazione dell’acqua.

Ph Nicolò Lucchi

 

Davide Galandini

SENZA TITOLO

Il centro della mia ricerca è un particolare sito naturale che si trova lungo il fiume Alpone nei pressi di Vestenanova, le Cascate Stanghellini nell’omonima contrada. Affascinato dai maestosi affioramenti di basalto colonnare formatisi durante l’Olocene, mi sono coordinato con alcuni vulcanologi del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra–UNIFE, in particolare con il team del Prof. Massimo Coltorti che già a metà degli anni Novanta aveva studiato tutta l’area. L’accesso alle cascate è molto difficile: c’è solo un sentiero abbandonato all’incuria. Il progetto terminerà con l’installazione di un landmark in pietra basaltica in corrispondenza del punto di accesso al sito, con il chiaro intento di coinvolgere, nella riqualificazione, anche le istituzioni.

Ph Davide Galandini

 

Francesco Biasi

SENZA TITOLO

La Lessinia mi ha sempre affascinato come soggetto di un potenziale lavoro per immagini, l’ho sempre trovata una terra ricca di stimoli, di storie e di significati importanti. Ho deciso cosi di concentrare la mia attenzione sulla zona di Branchetto e di San Giorgio con uno specifico interesse per la storia del turismo invernale ed estivo negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, quando cioè anche la mia famiglia frequentava la Lessinia. Da qualche mese sto lavorando fondamentalmente su due archivi, che molto gentilmente mi sono stati messi a disposizione, sforzandomi di dare un volto, un’identità a tutte le figure in secondo, terzo piano alla ricerca di parenti, amici, o persino, di me stesso. Il mio lavoro, intervenendo digitalmente sulle immagini, sta diventando quindi una sorta di catalogazione in cui qualsiasi visitatore della mostra finale potrà vedere o, meglio, solo pensare di vedere il volto, l’incedere, i colori dei conoscenti che in quegli anni frequentavano la Lessinia.

Ph Francesco Biasi

 

Chiara Bandino

Titolo provvisorio

(OUT OF PLACE ARTIFACT)- OGGETTI FUORI (DAL )TEMPO- FOLENDA-

Durante la mia ricerca, mi sono imbattuta nella “vicenda delle selci strane di Breonio”. Stefano de Stefani, pioniere della ricerca preistorica veronese di fine ‘800, eseguì ricerche e campagne di scavo, soprattutto nella Lessinia occidentale, tra Breonio, Molina e Sant’Anna d’Alfredo, affidandosi a scavatori del luogo per rinvenire reperti preistorici. Questi, dopo i primi ritrovamenti, viste le ricompense sostanziose, iniziarono a falsificare le selci dando loro delle forme fantasiose per renderle rare, creando pure delle false patine per invecchiarle. Poi le nascondevano in modo che de Stefani le “scoprisse” nei luoghi di scavo durante l’estate. Ho sperimentato la riproduzione di queste selci evidenziandone la falsità con materiali e tecniche moderne, trasformandoli in oggetti che sembrano essere fuori posto, perché inseriti in un luogo e in un tempo nascosto sotto false patine.

Ph Chiara Bandino

 

 

Ana Blagojevic

SENZA TITOLO

Sono entrata nella pancia della montagna cercando di toccarne gli spazi profondi con esplorazioni speleologiche e parallelamente, in chiave metaforica, testare i punti altrettanto oscuri della paura, della vertigine e dell’ansia. Il mio lavoro è stato un tentativo, insomma, di confrontarsi con i limiti interni affrontando quelli esterni come il buio delle grotte, la profondità di pozzi verticali di oltre 70 metri. Indagare i meandri mentali e, in parallelo, quelli della Lessinia sotterranea vuol dire assecondare un’attrazione, quella per l’ignoto e per il “cosa c’è dopo”.

Ph Ana Blagojevic

 

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