Diventata popolare con la trasmissione Cuochi d’Italia condotta da Alessandro Borghese, Silvia Sterzi è una veronese doc, una donna che ogni giorno coniuga con passione e dedizione le sue mille sfaccettature per raggiungere l’obiettivo di diventare un grande chef.

Incontriamo Silvia in un pomeriggio piovoso: con i suoi capelli a spazzola, un sorriso contagioso e due occhi vivaci ci accoglie nel suo studio di medicina legale. Lì, dove scorre metà della sua vita lavorativa, sì perché l’altra, quella che la appassiona di più, la passa in cucina in un prestigioso ristorante. La contraddistingue senza dubbio un’umiltà tipica dei grandi lavoratori che non si spaventano davanti alle sfide. Una donna, una mamma di due figli, che non si risparmia e si racconta senza ostentare nulla.

L’ abbiamo vista cucinare in diretta TV, ma chi è Silvia Sterzi?
Sono una donna passionale, determinata, che ama quello che fa. Da giovane, con un figlio piccolino, ho preferito seguire la via sicura e mi sono iscritta a medicina. Tuttavia ho sempre avuto un debole per l’arte e la creatività in genere: per dodici anni mi sono dedicata alla scultura su marmo.

Lo stesso Alessandro Borghese in trasmissione, le ha detto «un medico cuoca, è la prima volta che mi capita»! Come riesce a fare tutto?
Mi dedico all’attività di medico legale al mattino e, alla sera e nei fine settimana, lavoro al ristorante. La cucina è sempre stata la mia grande passione. Quattro anni fa mi sono iscritta alla Scuola serale dell’Alberghiero e ho seguito diversi laboratori per affinare la mia tecnica. La voglia di cucinare e di mettersi in gioco alla fine è stata naturale, non potevo non seguire il mio istinto. Ho lavorato in stage alla Locanda Quattro Cuochi di Perbellini, al Giardino delle Esperidi di Bardolino, al Piper di Verona. Tutte esperienze importanti, lavoravo senza sosta anche sette giorni su sette durante le stagioni estive. Ma ne è sempre valsa la pena. Adesso sono capo partita dei dessert al Rucola 2.0 di Sirmione (è uno stellato, ndr).

Foto Alessandro Tessari

Come è arrivata in TV, a “Cuochi d’Italia”?
In realtà mi hanno cercato loro, avevo partecipato ad alcune competizioni regionali, cosi hanno deciso di chiamarmi. È stata una bellissima esperienza: “Venti cuochi tradizionali si sfidano a colpi di piatti tipici e sapori genuini per vincere il titolo di Miglior Cuoco Regionale d’Italia”. Alessandro Borghese è davvero un bell’uomo (sorride Silvia, ndr) e i giudici Gennaro Esposito e Cristiano Tomei, nonostante la loro fama, ti mettono fin da subito a tuo agio. Il programma è 100% reale, si cucina tutto in diretta e in pochissimo tempo. Ho fatto il provino a Sky e, sono passata grazie al Risotto all’Amarone con crema al Monte Veronese. L’obiettivo del programma è anche promuovere i prodotti tipici del territorio di ogni regione. Per il nostro Veneto, ho scelto di portare, con il benestare dei giudici di gara, oltre all’Amarone, al Monte Veronese e al Radicchio Trevigiano, già “famosi”, il broccoletto di Custoza, che è davvero squisito.

In effetti, è stata definita la regina dei risotti. Nel 2016 ha vinto il primo Premio Chicco d’Oro a Isola della Scala, sfidando altri venti cuochi provenienti da nove regioni diverse…
Da buona veneta mi piace molto cucinare il risotto, è uno dei miei piatti preferiti, e al concorso ho convinto i giudici con una versione con l’anatra all’arancia.

A casa cosa cucina?
Improvviso, mi piace usare la fantasia: faccio con quello che trovo. Se sono sola però non preparo nulla: fanno così un po’ tutti i cuochi e non è un luogo comune: è la verità!

Fra i tanti numerosi concorsi e sfide culinarie, quale le va di raccontarci?
Sicuramente i campionati italiani di cucina dello scorso febbraio: come singolo ho portato a casa un bronzo per i dessert. Sono stata poi felicissima perché con un’equipe di cuoche venete, per la prova “caldo a squadre”, abbiamo ottenuto l’argento ed il miglior punteggio della giornata.

In trasmissione rappresenta il Veneto. In cosa si sente veneta e veronese?
Sono una veronese doc e credo di essere una donna concreta. Mi piace perseguire gli obiettivi con dedizione, senza tanti fronzoli. Mio papà dice che sono “una de campagna, ruspante”, una lavoratrice senza sosta e di cuore. In questo direi ho proprio una vena veneta.

Ha una passione che non ci hai ancora svelato?
Ehm, forse non vi ho detto che ho giocato tanti anni a Rugby come professionista nel Venezia, a Mira… ma tre anni fa ho dovuto smettere, avevo superato il limite di età (42, sogghigna dispiaciuta, ndr).

Silvia, un’ultima curiosità: cosa non può mancare nella tavola di un veronese?
Direi sicuramente il lesso con la pearà. Un trucco? Mettere il grana dopo la cottura come tocco finale.