Il Ministero dello Sviluppo Economico ha prodotto anche altri dati che aiutano a fotografare lo stato di “salute” di queste realtà. Si tratta per lo più di imprese e microimprese, che nel 2013 per più della metà (erano 1898, ndr) non hanno prodotto valori superiori a 27mila Euro. Quelle con dipendenti nel 2013 erano solo 989, con in media massimo 3 persone, ma spesso si avvalgono tra queste di collaboratori e i dipendenti sono uno soltanto. Nel 2013 il 60% delle aziende speciali prese in considerazione ha lavorato in perdita. Quando però si concretizza la fase di exit sono in grado di generare più valore delle società di capitale, a dimostrazione che le idee di base sono molto spesso davvero buone.

Ma di queste 3200 startup, o idee di impresa, quante in Italia riescono effettivamente ad emergere? E cosa serve per amplificare le possibilità? Rispondiamo prima alla seconda domanda. Serve pazienza. Stando ai tanti studi di settore, soprattutto esteri, occorre comunque un piccolo credito di partenza per sviluppare l’idea. Spesso gli startupper utilizzano prestiti personali o di amici e parenti, e non è detto che possano poi assicurare il rientro dei capitali (anche piccoli) messi sul campo. Occorre poi tanto tempo. Per fare in modo che una startup sia notata occorre partecipare a tantissimi eventi dedicati, in cui raccontare la propria idea ad un pubblico composto da angels e da finanziatori. Non limitarsi mai all’Italia. Chi può, provi anche con l’estero, dove le potenzialità di investimento nelle startup sono molto alte (oggi si parla molto bene di Londra). Questo ovviamente non toglie che una volta arrivati all’exit, si possa tornare a sviluppare l’idea in Italia.

Tornando alla prima domanda, quante sono le startup italiane che “ce l’hanno fatta”, nel 2013 erano 113 su 1300, mentre nel 2014 sono salite a 197 su 3200. Sale il numero, ma in relazione alla quantità di iniziative (e stiamo sempre parlando solo di quelle registrate), la percentuale è più bassa. Come dire, maggiore visibilità ma più contendenti per un posto in prima fila.

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