A Verona, sono oltre 2 mila gli individui affetti da tale patologia per la quale, ad oggi, non esiste una cura. Tra questi c’è Antonio Giordano, presidente della sezione provinciale dell’Aism ed esempio di speranza.

 

«Cosa faresti se domani scoprissi di avere la sclerosi multipla?». È una domanda a bruciapelo quella che Antonio Giordano rivolge, senza troppi giri di parole, ma che nasconde altrettanti interrogativi.

A essere concreto l’ha imparato dal male del quale è affetto, da circa vent’anni: «Una patologia non mortale, non contagiosa né genetica. Una patologia che, al momento, non ha una cura: sfortunatamente ti accompagna per sempre e coinvolge oltre al malato anche la famiglia, la cerchia delle amicizie e degli affetti». Una convivenza forzata, fa intendere, davanti alla quale ognuno deve decidere che cosa è meglio fare per sé.

Antonio Giordano è una persona dinamica, uno sportivo che non si scoraggia davanti alle sfide. E quell’inattesa diagnosi arrivata a marzo del 1995, nel giorno del suo ventitreesimo compleanno, non non è stata d’ostacolo alla sua intraprendenza. Anzi, tempo un anno, ed è entrato nelle fila dell’Aism per poi diventare presidente di una delle 100 sezioni provinciali della onlus. È l’Associazione italiana sclerosi multipla: punto di riferimento, a livello nazionale, per le persone affette da sclerosi multipla e per il sostegno alla ricerca scientifica.

«Formazione e informazione sono fondamentali» premette, iniziando a illustrare le attività della sede veronese, in via Nicola Mazza. Qui si pensa alle indicazioni pratiche, con uno sportello attivo cinque giorni su sette, dalle 9 alle 15; si bada al benessere del corpo, con quella che chiamano «attività fisica adattata» incentrata su esercizi idonei praticati da operatori adeguatamente formati; infine alla salute della mente, offrendo supporto psicologico a malato e familiari. «Con l’anno nuovo partirà un gruppo di auto mutuo aiuto» annuncia. Mentre, in autunno, aprirà una volta al mese nei tre ospedali di Negrar, Borgo Trento e Borgo Roma un “infopoint” Aism, gestito da due volontarie con sclerosi multipla, per dare una prima accoglienza a chi scopre di avere la malattia. E non ha idea di dove andare a sbattere la testa. A Verona, sono oltre 2 mila gli individui malati. Di questi, evidenzia, «meno di un centinaio sono iscritti all’associazione, forse per timore di manifestare la loro condizione». Atteggiamento diffuso in tutta Italia dove, di malati, se ne contano ben 72 mila. Due su tre sono donne. Tantissimi sono i giovani poiché la ricerca scientifica, oltre ad aver migliorato i farmaci, ha affinato la diagnosi dunque molti casi ora si scoprono in età pediatrica. «La patologia è insidiosa e – prosegue – non è uguale per tutti: i sintomi sono simili, ma ognuno li affronta in maniera differente». Questione, ancora una volta, di scegliere: «Ho deciso di non combattere contro la sclerosi multipla, sarebbe una lotta impari e tempo perso. Ho deciso di essere attore principale della mia vita, di considerare la malattia come occasione di crescita, non come un limite al fatto di poter lavorare, sposarmi, avere le mie soddisfazioni».

Non è per tutti così: di mezzo ci sono la disabilità, il timore di perdere il lavoro, le ricadute che indeboliscono il fisico. Per questo Giordano non si stanca di raccontare la sua esperienza, senza negare la gravità della malattia, ma cercando di dare speranza. Nonostante tutto. A chi è malato, di frequente, esemplifica il suo percorso paragonandosi a un lottatore che sale sul ring e combatte, per il resto della sua esistenza. «A dare la forza sono la famiglia, la società, la ricerca scientifica. Tutti sono coinvolti. Una malattia grave può capitare a chiunque, a fare la differenza è come si sceglie di affrontarla: l’importante è – conclude – non gettare mai la spugna».