di Annalisa Mazzolari
Un Tocatì permanente: alle Colombare un nuovo parco dedicato al gioco. Come nasce l’idea?

«È un’idea partita da lontano, all’inizio del 2000, in seguito alla visita di un museo nelle Fiandre dedicato allo sport: Sportimonium. Il museo, ideato con uno spazio esterno riservato ai giochi tradizionali, ci diede ispirazione per la realizzazione di qualcosa di affine spostato a Verona. Fu così che valutammo la possibilità di inserirlo in una sede particolare, e la casetta dell’ex custode alle Colombare ci sembrava un buon sito dal quale partire, anche perché nelle immediate vicinanze stavano due baite che da quasi subito abbiamo guardato al fine di allargare le varie operazioni da svolgersi all’aperto».

«Nel corso di questi anni la nostra idea si è concretizzata con la vincita di un bando ministeriale, che ha concesso la realizzazione dei lavori rapidamente, dal momento in cui il materiale era già in essere da tempo».

Il simbolo di Tocatì – Festival Internazionale dei Giochi in Strada
In termini di spazi e attività cosa prevede il progetto?

«Il parco, che sarà aperto plausibilmente in primavera 2022, prevede una serie di iniziative: il tutto sarà attrezzato nel rispetto massimo della vegetazione, modificando solo qualche spazio per la creazione delle 12 piazzole di gioco. La struttura centrale avrà un paio di sale per ospitare le scuole, dal momento che il fine in sé del parco è volto alla formazione ad educazione rispetto ad insegnanti, alunni e tutti i cittadini. Vi sarà una piccola esposizione di strumenti e attrezzi di gioco e una biblioteca di circa 400 volumi dedicati al gioco. Durante la settimana le scuole potranno visitare il parco, suddividendo la mattinata in apprendimento al chiuso e pratica, giocando all’esterno».

«Nel fine settimana il luogo si apre alla cittadinanza, con l’idea di ospitare mensilmente una comunità ludica tradizionale. Essenzialmente quello che nel festival del Tocatì accade a largo spazio, avverrà nel parco nell’arco dell’anno».

Vi saranno anche giochi antichi dedicati alle donne?
Le bije o birilli di Farigliano

«Ci saranno pratiche comprendenti specifici giochi femminili, ad esempio il gioco delle noci, proveniente da Monterosso al mare, oppure quello delle bije, i birilli di Farigliano.

La proposta di queste particolari attività ludiche si lega all’energia tipicamente femminile, che come per ogni aspetto della cultura umana ha l’impulso non solo di incrementare e rinnovare ma anche di garantire il proseguimento di pratiche che altrimenti andrebbero perdute».

Il parco dei giochi antichi sarà candidato al registro delle buone pratiche Unesco, portando giochi tradizionali già considerati dal 2003 patrimonio immateriale all’interno delle manifestazioni delle feste e dei riti. Questi stessi giochi verranno inoltre inseriti non solo nei confini delle mura della città di Verona, motivo per cui la città è già patrimonio Unesco, ma anche nell’area circoscritta da muretti a secco, anch’essi patrimonio materiale; in qualche modo l’area sarà un concentrato della cultura protetta dall’organismo Unesco.

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