Bizzarro ma vero. La scuola 2.0 parte da Bosco Chiesanuova. Proprio così, nonostante per antonomasia la montagna venga relegata solo a luoghi di rincalzo nelle pagine dello sviluppo tecnologico, uno degli Istituti che meglio interpretano l’evoluzione digitale della didattica in Veneto è proprio l’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” di Bosco Chiesanuova, guidato dalla sapiente mano di Donato De Silvestri. Proprio questo Istituto, lo scorso 18 giugno, a seguito del decreto 8605 della Regione Veneto, è stato l’assegnatario di un finanziamento di 200mila Euro come Scuola 2.0 e quindi da questo 12 settembre sarà, ufficialmente, una scuola digitale. Un risultato molto importante, che corona un percorso iniziato già alcuni anni fa, con l’installazione delle prime LIM (lavagne interattive, ndr) che oggi sono presenti in tutte le aule. Per capire l’importanza di questo riconoscimento, basta pensare che sono state solo quattro le scuole venete a beneficiare del contributo, a fronte di un parco richieste che superava le quaranta candidature.

Già, perché per l’anno scolastico 2013/2014 appena iniziato, la digitalizzazione della didattica è uno dei punti fondamentali. Anche in questo caso il decreto regionale è inequivocabile:  consegnate ben 369 LIM in tutto il Veneto. Molte di queste saranno installate in scuole della nostra città e provincia. Compaiono gli Istituti Comprensivi di Cadidavid, Chievo, Borgo Roma Est e Ovest, Golosine, Madonna di Campagna, San Michele, Valpantena, Montorio, Borgo Venezia, Santa Croce e molti altri.

Ancora, oltre alle quattro scuole 2.0 (tra cui Bosco Chiesanuova), sono stati stanziati dei fondi anche per le Classi 2.0, distinte in istituti primari e secondari sia di primo che secondo grado. Anche qui compaiono istituti della nostra città e provincia, tutti assegnatari di un finanziamento di 10mila Euro: San Martino Buon Albergo e Madonna di Campagna (secondarie di I grado), Valpantena e B.go Venzia (primarie) e altre.

È la corsa per l’innovazione, in un mondo, quello di banchi e campanelle, che ne è sempre stato piuttosto allergico. Ma ora i temi cambiano, e l’aggiornamento corre più veloce di una biglia su un piano inclinato.

«C’è ancora tanta resistenza e difficoltà ad usare la tecnologia a scuola», ha detto proprio De Silvestri durante un interessante convegno dal titolo “Per una didattica libera, aperta e inclusiva” andato in scena al Liceo Maffei lo scorso 19 luglio. «Per la prima volta ci troviamo a lavorare con una generazione che di queste cose ne sa molto più di noi. Questo è uno dei grandi elementi di difficoltà che ha la scuola oggi». Un cambiamento, quello di questa svolta digitale, dettato anche da una primaria necessità di vicinanza agli studenti, oramai sempre più assorti nella realtà virtuale dei social. Il convegno, organizzato proprio dal Maffei, Linux, Users Group (LUG), Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari, ha visto coinvolti una lunga serie di ospiti, studenti in primis, per discutere dell’ottimizzazione delle le attività scolastiche, con attenzione particolare all’abbattimento dei costi e alla promozione, ad esempio, di software gratuiti con cui dotare le sempre più importanti aule di informatica. Presente, nell’aula magna del celebre “classico” cittadino, anche il Sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, a cui sono state rivolte domande, perplessità, proposte. Il Sottosegretario ha risposto ricordando il cliché della «debolezza politica in materia di nuove tecnologie» e suggerendo agli studenti che chiedevano una Carta dei Diritti, per evitare che gli stage si trasformino in sfruttamento, di «arrabbiarsi e reagire».

Lo stesso De Silvestri, che più di altri ha creduto fin da subito in questa accelerazione tecnologica, ha ammesso che in questo momento è «molto forte il rischio che gli insegnanti abbiano il registro elettronico ma non abbia il computer, oppure che abbiano il computer e non una connessione a banda larga. Ci sono una serie di cose che vanno accompagnate a livello sperimentale» altrimenti questa lungimirante ottica di sviluppo, potrebbe trasformarsi nella “corsa agli armamenti” senza le dovute competenze e risorse per gestirli e mantenerli.

La scelta dei ragazzi

Giù il classico, cresce lo scientifico e i professionali regionali.

Qualche anno fa forse non era così, si sceglieva più che altro “di pancia”. Oggi, la scelta della scuola “superiore” è già un primo importante passo verso lo scricchiolante mondo del lavoro. In questa ottica si spiegano le scelte dei ragazzi divulgate dal Ministero dell’Istruzione (quest’anno, guarda caso, le iscrizioni sono avvenute tutte online). Sostanziale parità tra licei (49,1%) e le altre offerte tecniche e professionali (50,9%). Tra chi ha scelto la formazione liceale, cala il classico, che scende dello 0,5% rispetto allo scorso anno, mentre cresce lo scientifico, in modo particolare l’indirizzo di “Scienze applicate” (+2,2%). Bene anche il linguistico (+1,2% rispetto al 2012). Gli istituti tecnici aumentano le iscrizioni dello 0,5%, ma la notizia è che anche qui domina il settore tecnologico, con particolare attenzione agli indirizzi informatici e chimici. Non male il turistico, anche se concentrato nelle regioni che ne sentono realmente il bisogno.

È molto forte infatti, il legame tra le scelte dei ragazzi e il substrato economico in cui vivono, a testimoniare una sensibilità spiccata verso le opportunità offerte dal comparto occupazionale della loro zona. Lo dimostra anche la crescita delle iscrizioni verso i percorsi di istruzione e formazion e professionale organizzati da strutture regionali accreditate, in particolar modo in tutto il Nordest (Veneto, Piemonte, Lombardia). In queste regioni, parallelamente, calano le iscrizioni degli istituti professionali statali, che invece hanno un buon appeal al Sud: l’indirizzo alberghiero vince in Sicilia, Campania e Puglia, dove la tradizione culinaria è molto fiorente.

Il parere di un’insegnante italiana

Il ruolo della scuola oggi, nella formazione dei ragazzi prima della scelta “superiore”.

di Alessandra Scolari

Educatori, Pedagogisti e Psicologici sono concordi nel sostenere che i ragazzi a scuola formano la loro personalità: iniziano fin dell’infanzia (periodo di massima ricettività) e maturano gradualmente nei successivi livelli scolastici. Oggi il mondo digitale, televisione, web, internet, intendo e altro, ha una parte rilevante nella vita dei ragazzi, spesso a discapito della loro crescita relazionale. Tanto che molte Istituzioni scolastiche sono provviste di «sportelli di ascolto», con team di psicologi e pedagogisti, preparati ad aiutare i ragazzi a superare momenti problematici.

Bambini e ragazzi, quindi, trascorrono molte ore fuori dalle mura domestiche, entrando in contatto diretto con l’esterno, recependo da modelli di confronto (maestri, insegnanti e responsabili di agenzie educative) comportamenti nuovi e purtroppo, pare, non sempre sufficienti ed efficaci.

A tal riguardo abbiamo intervistato un’insegnante (di lungo corso) nelle scuole medie della Valpantena: Maria Angela Sauro.

Prof.ssa Sauro sappiamo che Lei si schiera sempre dalla parte dei ragazzi. Nell’approccio degli studenti con la scuola media prevale il timore o l’entusiasmo?

Prevale l’entusiasmo, la gioia tipica di questa età, l’incoscienza, lo spirito d’avventura. Certo, esistono poi una gamma variegata di situazioni e si possono incontrare studenti nei quali inizialmente predomina il timore, che i docenti individuano subito: li accolgono con professionalità, affrontando con idonee strategie psicologiche e didattiche le loro problematiche, coinvolgendo i genitori. Dalla mia esperienza, nel tempo sono avvenute notevoli trasformazioni. I ragazzi chiamati anche “digitali” rivelano maggiore disinvoltura nella delicata fase del passaggio al nuovo ordine di scuola, ma pure loro giungono ad interagire ed integrarsi con la classe gradualmente. Stiamo parlando di ragazzini del primo anno delle medie, che in linea generale, sono ancora «bambinoni», preadolescenti attratti dalla novità: nuovi compagni, docenti, spazi, discipline educative che li introducono in percorsi inediti.

In letteratura non sempre la scuola esce a testa alta, mentre la cronaca presenta, prevalentemente, una scuola preparata ad affrontare le sfide didattiche ed educative delle nuove generazioni. Qual è il suo parere in proposito?

Propendo per la cronaca. Noto, dall’interno della scuola, fervore ed impegno da parte di tutti, docenti e non, per affrontare quei fattori che possono rallentare lo sviluppo del ragazzo (non solo scolastico). Sia chiaro, stiamo riflettendo su “menti” in formazione, dapprima legate al contesto familiare e poi dilatate ad una società dinamica, nella quale gli studenti (talvolta) sono costretti ad attivare atteggiamenti non sempre coerenti. La scuola è determinante nella crescita di ciascun ragazzo. A mio avviso, il suo ruolo (come quello dei docenti) andrebbe riqualificato a livello di opinione pubblica: spesso si è tentati di considerare la scuola uno “spazio virtuale”, al quale addossare colpe e insuccessi nostri e dei nostri figli. Lavoro da anni (oltre 30, ndr) con docenti che, lavorando in squadra, inseguono scelte mirate alla crescita globale degli alunni.

Oggi emerge il bisogno che intorno ai ragazzi ci sia una “rete” tra le famiglie, insegnanti e agenzie educative. Trova che questo sia fattibile e sufficiente a farli crescere forti e coerenti?

La rete è realizzabile e fondamentale. Famiglia, scuola, servizi sociali, parrocchia, centri sportivi e altre agenzie educative attivandosi insieme possono creare quelle sinergie che agiscono da deterrente in una fascia d’età tanto esposta a rischi e all’omologazione. Inoltre concorrono a tutelare i ragazzi, rendendoli consapevoli del loro valore, della loro autonomia e capacità di pensiero, e sono indispensabili per far emergere le potenzialità di quegli studenti che partono in svantaggio. Questi obiettivi presuppongono un’interazione costante dell’allievo con la realtà del territorio in cui vive (partendo dall’infanzia): mettendo in atto una serie di condizioni favorevoli, certamente i ragazzi cresceranno forti e coerenti.

Scuola di montagna

La bella testimonianza dei ragazzi della primaria di Erbezzo, che scrivono per Pantheon.

Noi ragazzi della scuola primaria di Erbezzo con le nostre insegnanti, abbiamo studiato il capitolo delle trincee di Malga Lessinia e di Castelberto. Luciano Bertagnoli, vice presidente dell’associazione Alpini ci ha fatto vivere “da soldati“ per un giorno. Ci siamo calati in trincea e abbiamo immaginato la giornata dei giovanissimi alpini che con il loro sacrificio ci hanno insegnato il  valore della libertà, del rispetto e della solidarietà.

Riportiamo qualche stralcio dei testi prodotti dagli alunni di classe V.

«Sapete, a prima vista, le trincee possono sembrare dei bellissimi ed emozionanti buchi da esplorare, ma se ci si sofferma a pensare a quanti soldati sono morti e a quante lacrime hanno toccato il terreno ci si rattrista e sorge spontaneo un interrogativo: ” Perché questo massacro?”»

«In quegli stretti fossati le condizioni di vita erano durissime: a causa del freddo ad esempio erano frequenti i casi di congelamento che portavano spesso all’amputazione degli arti. Per proteggersi dal freddo intenso veniva spalmata sul corpo una sostanza oleosa che era solitamente usata per impermeabilizzare gli scarponi».

«I soldati indossavano una tuta mimetica ed un elmetto protettivo,  erano provvisti di una bisaccia, avevano a disposizione un fucile e la cosa più pesante da portare era lo zaino che conteneva armi e munizioni, forse anche qualche capo d’abbigliamento, ma sicuramente non c’era il pigiama… si dormiva infatti vestiti per non essere presi alla sprovvista dagli attacchi nemici».

Assalto all’Università

Anche a Verona aumentano i corsi e l’offerta scientifica.

Per l’anno accademico 2013/2014 i corsi di laurea saranno 60 con oltre 40 tra master e corsi di perfezionamento. Il numero degli studenti iscritti all’Università di Verona resta alto, e sono in molti i giovani alla prima iscrizione, rintracciati fuori dal chiostro di San Francesco, ad ammettere «se non hai frequentato un istituto professionale, e vuoi sperare di trovare prima o poi un lavoro, l’Università è quasi obbligatoria».

La tendenza, riscontrata nelle scuole secondarie superiori, di iscriversi a percorsi di studio più scientifico, trovano riscontri anche nel mondo dell’istruzione universitaria. A Verona parte quest’anno il corso di laurea magistrale in Scienze e Tecnologie dei Bio e Nanomateriali, realizzato dall’area di Scienze ed Ingegneria in collaborazione con la Ca’ Foscari di Venezia. Nell’area medica, invece, vengono attivate anche nella sede veronese le triennali di Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica e Igiene Dentale, che già erano presenti ad Ala e Trento. Dopo un anno di stop, torna anche il corso di Tecniche della Prevenzione nell’ambiente nei luoghi di lavoro.

Sorprese invece nei corsi ad accesso libero, per i quali le iscrizioni saranno aperte fino al 15 ottobre. Bioinformatica entra infatti nei corsi liberi, mentre restano ad accesso programmato, come nel 2012, Economia Aziendale ed Economia e Commercio (con 920 posti complessivi) e il corso di Lingue e Culture per il Turismo e il Commercio Internazionale (600 posti). Si terranno in lingua inglese, i corsi di Matematica, Economics ed Economia della Imprese.

Educazione, non solo a scuola

I Fantastici 15

Ricorda il mondo dei supereroi il titolo scelto dai 17 ragazzi e redattori in erba per il primo giornale italiano interamente curato da ragazzi affetti da autismo. Di super qui però c’è di più!

di Giulia Zampieri

Ogni lunedì dalle 17.30 alle 19:00 il Centro Diagnosi Cura e Ricerca Autismo di Marzana si trasforma in una vera e propria redazione giornalistica per dare vita ai prossimi numeri di un giornale che oltre al titolo, di straordinario ha molto di più: i redattori in questione infatti non sono vecchie glorie del giornalismo ma ragazzi dagli 11 ai 18 anni. Oggi I Fantastici 15 non sono più 15 e rispondono al nome di: Luca, Nicholas, Alessandro, Michele B. , Martina, Bianca, Giulio B. , Edoard, Davide, Elena, Alice, Daniel, Giulio T. , Michael, Michele S.,  Angela, Christian.

Il progetto è nato un anno fa a titolo sperimentale con l’intento, da un lato, di sensibilizzare i lettori e far conoscere il mondo di chi è affetto da Disturbo dello Spettro Autistico (DSA), nella sua ricchezza ma anche nelle sue difficoltà, e dall’altro, di far crescere i ragazzi coinvolti permettendo loro di esprimersi in totale libertà, stimolando l’interazione con gli altri attraverso l’uso del linguaggio giornalistico e iconografico.

Ogni redazione che si rispetti però, così come ogni supereroe, ha i suoi fedeli collaboratori e allora ecco Toti Naspri, giornalista professionista e direttore responsabile della testata, il Professore Maurizio Brighenti con la Dottoressa Anna Franco e un prezioso gruppo di operatori.

«Alle prime riunioni eravamo noi a proporre gli argomenti di cui parlare e chi intervistare» ha spiegato la logopedista Anna Cinì, «ora invece i ragazzi sono molto più propositivi e prendono questo impegno molto seriamente. Il lunedì sera, non manca mai nessuno!».

Ma oltre al senso di responsabilità questa esperienza sta insegnando altri valori fondamentali: lo spirito di squadra e il significato della parola amicizia. Il DSA infatti si connota in modo particolare per la difficoltà ad interagire con l’ambiente esterno e le persone ed è quindi fondamentale creare nuovi legami, per stimolare la comunicazione e il confronto con gli altri.

«Siamo molto contenti dei risultati ottenuti fino ad ora» prosegue Anna «i ragazzi sono tutti entusiasti e si sono create nuove amicizie. I ragazzi si sono dati molto da fare questa estate scrivendo recensioni degli spettacoli visti in Arena, racconti delle loro vacanze e persino un’intervista ad Ale e Franz! Il nostro giornale sta crescendo e speriamo davvero di poter dare un seguito al numero 0 pubblicato ad aprile!».

Con tutto questo materiale siamo certi che alle prossime riunioni gli spunti non mancheranno perciò, cari colleghi, non ci resta che augurarvi buon lavoro, non vediamo l’ora di sfogliare il numero 1.

Per sfogliare online il numero 0 www.doctorhome.eu/public/news/15.pdf