Ha il nome di un fiore, ma è grande come il mondo intero: Casa di Ramìa è il luogo d’incontro per donne da tutto il mondo che hanno scelto Verona come porto d’approdo e qui, nel cuore di Veronetta, trovano lo spazio e le opportunità per reinventarsi.

DENTRO CI SONO I DIVANI, le poltrone, i cuscini. Scaffali pieni di libri, sedie ingombre di stoffe e di giocattoli. E poi ci sono le storie di chi arriva da lontano e qui, nel cuore di Verona, ha trovato un altro luogo da chiamare casa. Dietro il portone della sede di via Mazza, 50, quartiere Veronetta, si apre lo spazio dedicato alla sperimentazione culturale e all’orientamento alla realtà italiana Casa di Ramìa, che accoglie donne migranti e italiane insieme e ne mette in gioco le capacità, i desideri, le culture. Il nome deriva da un tipo di orchidea bianca da cui si ricava una fibra tessile e sta a significare la capacità delle donne di tessere relazioni e intrecciare legami: lo spazio è nato nell’ottobre del 2004 grazie alla collaborazione tra il Comune di Verona e l‘associazione Ishtar, che ha affiancato Casa di Ramìa nei primi anni di attività.

Da subito, il verbo preferito della casa è stato accogliere: le persone, in primis, ma anche le idee e le proposte che qui trovano lo spazio per crescere e trasformarsi in realtà. Ne sono una prova le tantissime attività che ogni giorno animano Casa di Ramìa: c’è il gruppo corale “Tokajo”, che il martedì mattina riempie la casa di voci diverse e bellissime, o il gruppo di danza “Thapoda”, i cui passi ricercati vengono direttamente dallo Sri Lanka, o il corso di cucito ispirato alla moda africana, che lo scorso 7 marzo è stato l’anima della “Slow Fashion Show”, la sfilata organizzata da Casa di Ramìa in collaborazione con l’assessorato alle Pari opportunità e altre associazioni sul territorio, pensata per valorizzare la creatività femminile e il femminile in tutte le sue forme: in passerella hanno sfilato donne comuni, di tutte le età, le forme, le provenienze, vestite dalla creatività di un gruppo di stiliste emergenti.

Ad animare il flusso continuo di cose da inventare e da creare che attraversa tutta l’esistenza di Casa di Ramìa «sono i desideri delle donne che la abitano, più che i loro bisogni. – ci spiega Elena Migliavacca, responsabile dell’associazione – Casa di Ramìa parte da una dimensione di accoglienza e supporto delle donne, ma va oltre: questo è un po’ un porto di mare, dove la gente va e viene, ma nel mentre trova comunque il tempo di costruire qualcosa». Così ci si ritrova a cucinare (e assaggiare) piatti provenienti da ogni parte del mondo, a imparare la danza del ventre, a raccontare di se stesse e delle proprie esperienze in una lingua nuova. Il progetto Tandem, uno dei primi avviati in Casa di Ramìa, è lo strumento tramite cui viene insegnata la lingua italiana, ma non si tratta di un corso tradizionale: si serve non tanto dei sillabari quanto piuttosto delle relazioni umane, e prevede che l’apprendimento avvenga a tu a tu con l’insegnante, in uno scambio reciproco. Lo Spazio Ragazze e Ragazzi, invece, è pensato per i e le giovani tra i 14 e i 20 anni e offre un aiuto nell’affrontare la scuola, ma è anche un ottimo modo per fare nuove amicizie.

«In Casa di Ramìa la parola chiave è accoglienza, ma il dialogo e la conoscenza sono lo scopo ultimo. – spiega l’assessore alle Pari Opportunità Francesca Briani – È uno spazio aperto, dove le donne che appartengono ad altre culture possono esprimersi e condividere le proprie esperienze. Il valore aggiunto delle attività di Casa di Ramìa è quello di offrire reciproca conoscenza, che facilita i rapporti tra donne migranti e italiane, in un clima di integrazione.»

 

Casa di Ramìa – Centro interculturale delle donne: Tel. 045 8032573 | casadiramia@comune.verona.it

 

Casa di Ramìa, e il resto

  • Genera-Lab: È il primo coworking in territorio veronese che coniuga la conciliazione vita-lavoro e l’integrazione tra diverse culture e professionalità: all’interno ci sono delle postazioni dedicate pensate per il lavoro artigianale ma anche uno spazio bambini, per consentire anche alle mamme lavoratrici di proseguire il loro percorso. È coordinato dall’ Associazione Le Fate onlus e D-HUB, in collaborazione con una rete di associazioni del territorio, tra cui Stella e Nissa. (Ve ne abbiamo parlato su Pantheon 79)
  • Spazio Orientadonna: Sviluppato e gestito dall’associazione Stella, si tratta di uno sportello informativo e di orientamento al lavoro per donne migranti. Le operatrici dell’associazione Stella ricevono su appuntamento tutti i mercoledì dalle 13.30 alle 16.30 presso la sede di Casa di Ramìa.