Rinata, nel rispetto delle tecniche utilizzate dalle abili mani degli scalpellini della montagna veronese, per diventare luogo di studio e ricerca sull’architettura della Lessinia. Con questa prospettiva, che è al tempo stesso una sfida, contrada Valle è rinata a museo nel quale passato e futuro si incontrano per uno scambio reciproco di conoscenze. Idea che ha guidato fin dall’inizio i lavori di restauro conservativo attuati sull’antico abitato di Velo Veronese, per trasformarlo in un esempio di buone pratiche da seguire per intervenire sugli antichi manufatti in pietra.

Il progetto. Ci sono voluti quasi dieci anni per arrivare al taglio del nastro e dare il via al nuovo destino di contrada Valle. A partire da quando, nel 2003, Comunità montana e Parco della Lessinia acquistarono il complesso architettonico assieme ai terreni circostanti al prezzo di 87 mila euro. A ripercorrere, tra il susseguirsi di diverse amministrazioni, le tappe dell’intervento è l’architetto Guido Pigozzi, presidente della Comunità montana, già allora nelle fila dell’ente che si è reso promotore della lungimirante iniziativa. «È la prima volta che un’amministrazione pubblica esegue un lavoro come questo su un documento storico che è simbolo della Lessinia» premette. Così, nel tempo, lo stato di abbandono e il degrado avanzato hanno lasciato spazio a un’oasi di pace e silenzio, evidenzia, con l’auspicio che essa possa essere di esempio per il recupero intelligente di altre abitazioni tramandate fino a oggi dal passato oltre che di ispirazione nella realizzazione di edifici contemporanei, in sintonia con il territorio che li ospita.

A firmare il progetto di restauro, suggerendo spunti e originali soluzioni architettoniche, è stato l’architetto di fama internazionale Paolo Portoghesi, cui si deve la scelta di coniugare l’antico al moderno realizzando ampie e luminose vetrate su due piani con vista sul vicino bosco di faggi nella parte di struttura più compromessa dai crolli, senza ricorrere a soluzioni troppo invasive, ma sfruttando anzi i pilastri monolitici sopravvissuti al crollo. A ricordarlo è l’architetto Cristiana Rossetti che ha seguito, nel concreto, la realizzazione del restauro che ha interessato cinque ambienti, per un totale di 450 metri quadrati. Spazi lasciati volutamente con le dimensioni originarie, evidenzia, «che costituiscono di per sé stessi un museo». Da qui la scelta di recuperare roccia e legno direttamente sul posto, per quel che riguarda le parti da ricostruire, servendosi di malta di calce biologica per gli intonaci e materiali eco-compatibili nel rispetto dell’ambiente. I lavori hanno richiesto un impegno economico complessivo di quasi 1,4 milioni di euro, divisi in due stralci, finanziati da Unione Europea con Stato e Regione Veneto nell’ambito del Programma obiettivo competitività regionale e occupazione Por Cro, parte Fers. Il restauro è stato eseguito dalla Guerra Costruzioni, di Roverè Veronese.

Il futuro. «La sfida, adesso, è farla vivere tutto il tempo dell’anno con un ritorno positivo per il territorio della montagna» prosegue l’architetto Pigozzi. Nelle due stanze vetrate, anticipa, troveranno sede una biblioteca e una sala studio sull’architettura che caratterizza la Lessinia. E la speranza è che la contrada possa diventare un punto di riferimento per professionisti e studenti universitari, scolaresche e in generale per le nuove generazioni che qui potranno dedicarsi ad attività didattiche, con percorsi naturalistici estesi alla vicina pozza con la sua piccola sorgente e alla ghiacciaia. «Qui professionisti e tecnici comunali potranno per esempio frequentare laboratori sull’uso della pietra e degli intonaci esterni delle abitazioni, ricorrendo cioè a sabbie naturali che imprimono dei colori neutri a seconda delle zone in cui gli edifici vengono costruiti» sottolinea.

«Le persone hanno bisogno di vedere cose belle, che si distinguono» dice. Proprio come in un museo, a parlare al visitatore più attento che visita la contrada sono le pietre, i tetti a tese gotiche alternati a quelli ricoperti di canna palustre in corrispondenza della stalla e del fienile, le lastre di confine ai pascoli, i dettagli dei comignoli e gli stipiti delle porte di accesso ai diversi locali. «C’è un momento dell’anno in cui il colore della canna palustre del tetto della contrada è uguale a quello del pascolo» conclude Pigozzi. È quella che si può definire armonia, tra natura e architettura.