Si riparte. Acciaccati, tramortiti, in qualche caso con le ossa rotte, ma speranzosi. Due mesi di chiusura totale, o quasi, delle attività – che prosegue purtroppo per alcuni – ci hanno messo di fronte a uno scenario imprevedibile e imprevisto, di sicuro inedito. Sono tanti gli interrogativi che ci stiamo ponendo in queste settimane e in questi giorni di inizio della cosiddetta Fase due. Domande che non trovano al momento risposte, se non in modo parziale, ed è così per tutti, ci ritroviamo nella stessa condizione, a livello mondiale.

Non conta chi sei, cosa fai o che posizione sociale tu stia occupando. L’incertezza, i dubbi, le perplessità sono le medesime per te e per le persone che stanno attorno a te. Il Covid-19 ha allineato ognuno di noi sulla griglia di partenza, anzi, come dicevamo all’inizio, della ri-partenza.   

Anche se il periodo di emergenza acuta, in cui abbiamo sperimentato la quarantena e la privazione del diritto fondamentale della libertà, è stato tutto sommato breve, l’effetto è e sarà in alcuni casi, lacerante. Cambiano le regole, morali ed economiche. Non sarà più la stessa corsa, non sarà più la stessa cosa.

C’è il grande richiamo alla responsabilità individuale. Basterà? Certo sarebbe un buon viatico. Ipocrisia? Mah. È chiaro che bisogna rifondare la nostra società, rivedere e rivalutare le relazioni sociali, distinguere ognuno con la propria coscienza ciò che è giusto e ciò che non lo è. Non sarà più permessa la spavalderia, l’individualismo sarà ridimensionato dalle condizioni sociali che condizioneranno in maniera diretta o indiretta la nostra quotidianità.

Quando tutto è perduto, tutto è possibile.

ROBERT INMAN

Ci si dovrà dare una mano, e anche bella grande. Io vedo empatia, solidarietà, generosità, altruismo, propositività, tenacia, costanza e tanto altro tra gli ingredienti di questa ricostruzione. Siamo e saremo chiamati a una grande prova di maturità e di forza mentale, più che fisica. Chi deciderà di essere protagonista di questo nuovo umanesimo avrà gli strumenti necessari per guardare al futuro con fiducia, anche in un contesto generale sfidante e completamente diverso da quello a cui eravamo abituati.

Di certo indietro non si torna. Scegliere le priorità individuali, ma nell’interesse anche degli altri. Questo il mantra. Senso di comunità, comunicazione diretta, possibilmente sincera. Non c’è più tempo per girarci attorno. Il rapporto tra di noi deve essere biunivoco, senza interferenze o sovrastrutture.

Abbiamo una grande opportunità. Questo ci lascia il Covid-19, oltre purtroppo alle vittime e ai loro famigliari a cui va il nostro pensiero. Ci lascia l’opportunità di rivedere noi stessi, di ripensare a chi siamo, cosa vogliamo, perché e come viviamo le nostre giornate. Molti di noi avevano dimenticato di farlo in un mondo in continua e assordante accelerazione. Un virus, però, ha tirato il freno a mano. Non c’è più nemmeno l’inerzia. Fatica, muscoli, sacrifico. Questo serve adesso.

Possiamo fare la storia. Non gettiamo questa occasione.