Editoriale di Matteo Scolari

“Il bene che assicuriamo per noi stessi è precario e incerto fino a quando non viene assicurato a noi tutti e incorporato nella nostra vita comune.” Laura Jane Addams

«Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie». Mi ritrovo ancora una volta nelle parole e negli scritti di Papa Francesco che in uno dei tanti passaggi interessanti e profondi della sua seconda enciclica, Laudato si’, sottolinea come «non basta che ognuno di noi sia migliore per risolvere una situazione tanto complessa come quella che affronta il mondo attuale […] ma occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo».

In un momento storico in cui l’individualismo e l’interesse personale permeano in lungo e in largo la nostra esistenza e la nostra quotidianità, provocando nella maggior parte dei casi la desertificazione dei rapporti umani, del dialogo tra persone e dell’aiuto reciproco, il concetto di comunità rievocato da Bergoglio può essere l’elemento chiave, e risolutore, per iniziare un’epoca nuova, fondata su altre dinamiche, su altri principi.

Un bell’esempio sul territorio veronese, anche se virtuale, di rispolvero di quel senso di comunità, che senza dubbio una volta ci apparteneva di più, è il gruppo Facebook “Valpantena più sicura”: quasi tremila persone, stanche e impotenti di fronte all’escalation di furti nelle abitazioni e nelle aziende riscontrati in particolare nell’ultimo anno nelle frazioni e nei comuni a nord di Verona e della Lessinia centrale, hanno dato vita a questo “non luogo” su internet per far fronte tutte insieme al problema, per aiutarsi reciprocamente, per attivare canali rapidi di comunicazione e/o segnalazione di azioni equivoche.

E l’effetto prorompente di questa azione preventiva che parte dal web, dalle nuove tecnologie e dai nuovi strumenti per comunicare, si è diffuso contestualmente in altre zone della provincia: nell’Est veronese, in Valpolicella, nella zona lago, aree in cui a causa delle stesse criticità sono nate esperienze simili, con gruppi di persone che, riscoprendosi improvvisamente “comunità di cittadini”, si aiutano tra di loro, scendendo in strada in caso di necessità o avvisando le Forze dell’ordine o il vicino di casa in presenza di rumori o situazioni che possano destare sospetto.

Questo, per fortuna, non è l’unico esempio che potremmo citare e con il quale potremmo avvalorare i benefici dovuti a un più ampio spirito comunitario: esistono anche altre situazioni, pensiamo ad esempio all’ambito sociale, in cui ci si può dare una mano con gratuità, senso civico, impegno per il bene comune, che è mio, ma è anche nostro, di tutti.

Concludendo con il riferimento all’enciclica Laudato si’, Francesco ricorda: «Le esigenze di quest’opera (in generale le sfide difficili della società moderna, nrd) saranno così immense che le possibilità delle iniziative individuali e la cooperazione dei singoli, individualisticamente formati, non saranno in grado di rispondervi. Sarà necessaria un’unione di forze e un’unità di contribuzioni». Pensiamoci. Siamo ancora in tempo.

Infine, lasciatemi concludere con una chiosa ancora sul Santo Padre e sull’immagine di copertina di questo numero. Abbiamo voluto premiare il coraggio di Bergoglio. Il coraggio di un uomo che sta tentando di scardinare giochi di potere, antichi vizi e corruzione. Il coraggio di un uomo che ha scelto di indire un Giubileo straordinario in un momento delicatissimo a livello internazionale e che si propone di lanciare un messaggio di speranza universale, interreligioso, che vada oltre la pietà e oltre il perdono.

Auguro a voi e alle vostre famiglie un Sereno Natale e un Felice 2016.