Editoriale di Matteo Scolari

Le civiltà muoiono per l’indifferenza verso i valori peculiari che le fondano. Nicolás Gómez Dávila

Il noto sociologo polacco Zygmunt Bauman, intervenuto il 29 gennaio scorso come ospite d’onore al convegno organizzato dall’Università di Verona dal titolo “Le pietre scartate: vite inutili o pietre angolari?” ci ha raccontato come in un mondo così globalizzato, si tenda a globalizzare non solo merci e prodotti, ma anche alcuni dei comportamenti o dei sentimenti umani più negativi e desolanti come l’indifferenza.

Nello specifico, Bauman sottolinea come il dolore provato dagli altri, in fondo, non ci interessa più. «E questo è molto triste oltre che pericoloso» ha commentato il professore nato a Poznań il 19 novembre 1925. Triste, poiché viene meno il concetto imprenscindibile e fondamentale di solidarietà tra le persone; pericoloso perché si mette così in crisi l’intera società di cui facciamo parte. Globale o locale che sia.

Ebbene, ho provato a trasferire questa seria riflessione al tema economico finanziario che nelle ultime settimane, e in particolar modo dal 1 gennaio 2016 con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni europee, si è inserito prepotentemente (e oserei dire fortunatamente) nel dibattito pubblico nazionale, sia su carta stampata, radio e televisioni italiane.

Sì, perché se siamo arrivati oggi ad avere nel Belpaese alcuni istituti di credito in difficoltà e a rischio default e migliaia di cittadini disorientati, impauriti e impoveriti sul proprio conto corrente a causa di una cattiva informazione e di una mala gestione bancaria, significa che in molti casi, e per anni, si è lavorato nella totale indifferenza nei confronti del risparmiatore, il cui dolore, oggi, magari per aver perso i risparmi di una vita, interessa ben poco.

Anche Verona, come vedremo nelle prossime pagine del giornale, negli ultimi anni si è impoverita. Le due grandi istituzioni finanziarie di forte radicalizzazione scaligera come Banco Popolare (220mila soci, di cui gran parte veronesi) e Cattolica Assicurazioni (25mila soci), rispetto a un quinquennio fa quotano rispettivamente il 50 e il 40 per cento in meno.

Fondazione Cariverona, da sempre considerato il baluardo dei veronesi, sta attraversando un periodo di transizione con il rinnovo delle cariche e deve fare i conti con la partecipazione del 3,46 per cento in Unicredit che è iscritta a bilancio a un valore di 2095 milioni, ma che, agli attuali valori di mercato, capitalizza meno di 1 miliardo di Euro. Per semplificare, nelle tasche dei veronesi rispetto a qualche anno fa manca una cifra compresa tra i 2 e 3 miliardi di Euro.

Non solo. L’obbligo introdotto dal Governo Renzi di trasformazione in Spa delle banche cooperativistiche con capitalizzazioni sopra gli 8 miliardi di Euro, fa si che gli stessi protagonisti dello scenario veronese sopra citati, che avrebbero anche la forza e l’autorevolezza per coinvolgere altri istituti bancari veneti in difficoltà per costituire un grande polo finanziario regionale, stiano invece cercando alleanze con realtà al di fuori della nostra provincia o della nostra regione.

Il rischio concreto per la città, a questo punto, è che si configuri un risiko bancario nazionale e internazionale in cui il patrimonio inestimabile di storia, di tradizione e finanza “scaligera” che caratterizza Verona da oltre 140 anni venga dimenticato o peggio cancellato.

Per scongiurare una tale ipotesi, Pantheon con il suo umile appello, si rivolge ancora una volta ai presidenti e ai consigli di amministrazione di Banco, Cattolica e Fondazione, ma anche delle banche di credito cooperativo, affinchè possano una volta per tutte considerare l’opportunità, la necessità e l’importanza di una visione “veronacentrica” nelle proprie strategie di sviluppo e affinchè inizino a dialogare, insieme, attorno a un tavolo per gettare le basi di un grande polo finanziario scaligero e veneto.

Lo devono alle famiglie, alle aziende e a tutti cittadini veronesi che hanno contribuito a fare grandi questi tre istituti finanziari. Sarebbe triste, come dice Bauman, cedere all’indifferenza.