Editoriale di Matteo Scolari

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.” Henry Ford

Una nuova cultura d’impresa figlia della cosiddetta quarta rivoluzione industriale, quella delle macchine intelligenti, interconnesse e collegate a internet. Si potrebbe sintetizzare così il concetto ampio e articolato di “Industria 4.0”. Un neologismo che sta entrando molto rapidamente nel nostro vocabolario e che, finalmente, dopo anni di blackout, ci proietta con la mente e con lo sguardo in uno scenario prossimo di ripresa morale ancor prima che economica.

L’utilizzo e l’analisi dei dati, la potenza di calcolo, la connettività, l’internet delle cose (IOT) l’interazione sempre più stretta tra uomo e macchina per mezzo delle interfacce “touch”, la realtà aumentata, la manifattura additiva, la stampa 3D sono solo alcuni dei paradigmi innovativi che stanno investendo da qualche tempo il nostro sistema produttivo e le nostre aziende.

E di questo dovremmo esserne estremamente felici. Per diversi motivi. Partirei da quello più semplice: l’Industria 4.0 è democratica, nel senso che la rete, la tecnologia, i nuovi strumenti digitali sono alla portata di tutti, non solo di un’elite di soggetti; pensiamo, ad esempio, ai giovani che negli ultimi anni hanno avviato start up o attività di successo. Spesso si trattava di ragazzi senza grossi capitali alle spalle, ma con ottime idee vincenti supportate magari in un secondo momento anche da un impianto economico messo a disposizione da terzi; oppure di persone, piccoli imprenditori o artigiani, che hanno introdotto novità tecnologiche nel proprio lavoro beneficiandone in termini di efficienza.

L’industria 4.0, quindi, come contesto ideale per lo sviluppo della creatività e di soluzioni migliorative e sostenibili. Secondo aspetto: ci troviamo di fronte a una grossa possibilità di riscatto per il settore manifatturiero italiano, trascurato negli ultimi anni nonostante abbia rappresentato (e lo sia ancora) un’asse portante della nostra economia. Le PMI e le grandi aziende produttive, con le nuove tecnologie hanno finalmente un’occasione irrinunciabile per aggiornarsi e tornare ad essere competitive all’interno di un mercato globalizzato in cui vengono richieste, sempre di più, maggiore flessibilità, maggiore velocità di esecuzione, maggiore produttività e maggiore qualità.

Terzo: si torna a parlare dopo anni di Piano industriale per il Paese e di investimenti nel settore. Condizioni indispensabili per valorizzare le eccellenze italiane e la grande capacità, tutta nostra e innata, di eccellere in diversi ambiti. Quarto: non è vero che le macchine sostituiranno le persone, semplicemente nasceranno professionalità che oggi non esistono e posti di lavoro che oggi non riusciamo nemmeno ad immaginare. Ci sarà un cambiamento che, se contenuto in tempi brevi, porterà a saldo positivo la differenza fra posti lasciati e posti acquisiti. Quinto: siamo entrati in un contesto di correlazione e di scambio a 360 gradi tra mondo dell’impresa, mondo della ricerca e sviluppo e mondo giovanile; un dialogo a tre sempre più stretto e proficuo dal punto di vista dei risultati.

Sesto e ultimo aspetto, quello legato alla speranza di cui accennavo all’inizio: con l’industria 4.0, e in senso lato con le nuove opportunità offerte da questo scenario di innovazione, abbiamo l’occasione di tornare a sognare un futuro prossimo migliore anche per le generazioni che stanno arrivando.

Un augurio di Buon Natale.