Editoriale di Matteo Scolari

A Verona siamo in piena campagna elettorale. Ancora qualche giorno e scopriremo il nome del nuovo sindaco che prenderà il posto del primo cittadino uscente, Flavio Tosi, dopo un governo che dura da quasi un decennio. Molte le serate di presentazione dei candidati sul territorio, decine i punti cardine snocciolati all’interno dei vari programmi, centinaia le promesse più o meno realizzabili in un futuro prossimo. Ad ogni appuntamento, e per ogni candidato, viene tirato in ballo il tema della cultura.

Tema alto, fondante di una società, imprescindibile senza dubbio, difficile da circoscrivere. Talmente difficile ed esteso che, a mio avviso, ci si dovrebbe concentrare ancor prima su un livello più basilare. Su quei fattori essenziali che compartecipano e contribuiscono alla formazione di una società più sana, autoregolamentata e proiettata verso un tanto auspicato “nuovo Umanesimo”. Fattori che ci riporterebbero di sicuro a una dimensione più sostenibile dal punto di vista sociale, economico e morale.

Mi riferisco al senso civico e al senso di responsabilità di ognuno di noi, andati via via perdendosi nel corso degli ultimi decenni. Mi riferisco alla solidarietà tra le persone e all’attenzione nei confronti degli individui che incontriamo tutti i giorni in famiglia o al lavoro, a cui diamo poca importanza o a cui dedichiamo sempre meno tempo, anche se talvolta basterebbe anche solo un sorriso. Mi riferisco al fatto di ricordarci più spesso di avere dei doveri oltre che dei diritti. Mi riferisco, infine, al fatto che ognuno di noi, specie nei momenti più difficili, dovrebbe mettere a disposizione della comunità quel qualcosa in più, magari un talento, che, sommato a quello degli altri, potrebbe davvero dar luogo a una politica orientata al bene comune così come suggeriva nei suoi scritti Aristotele.

Secondo il filosofo greco, infatti, “politica” significava proprio l’amministrazione della polis per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini potevano partecipare.

Altri valori come l’onestà, la lealtà e la trasparenza nei rapporti interpersonali saranno determinanti per la costruzione della società del futuro. Almeno di quella che tutti vorremmo, quella che definiamo più genericamente “migliore”. Senza questi presupposti di natura etica e morale, senza impegnarci individualmente per un reale cambiamento, a partire dalla nostra quotidianità, non potremmo nemmeno sfiorare il concetto di cultura, che secondo il mio modesto parere fa rima con educazione: nei confronti del bello, di ciò che ci circonda.

A questo punto sta a noi decidere da che parte stare. L’11 giugno alcuni di noi andranno a votare per eleggere il nuovo sindaco. Ricordiamoci che la vera politica la facciamo noi cittadini. Noi uomini e noi donne. Ogni giorno.