Editoriale di Matteo Scolari

A Natale si è tutti più buoni, non è così? Da qualche anno, purtroppo, no. La cosiddetta “società del rancore” sta prendendo il sopravvento a più livelli, e in larga scala, anche per effetto di un senso del dovere e di uno spirito di solidarietà tra le persone che stanno venendo meno.

Sono convinto che ai nostri nonni o ai nostri bisnonni e ai loro antenati nessuno avesse ricordato loro di essere titolari di diritti, eppure sapevano molto bene di avere molti obblighi nei confronti della famiglia, della scuola, della comunità, sul lavoro. Oggi tutti vogliono tutto, italiani e stranieri, dimenticandosi quasi sempre che per avere qualcosa bisogna dare qualcos’altro in cambio.

Episodi di violenza, di intolleranza, di mancanza di rispetto e di prevaricazione si diffondono rapidamente all’interno di una società articolata e ferita, che a volte dà l’idea di essere allo sbando, e corrono veloci anche grazie alla rete, dove i sentimenti di odio vengono amplificati senza il filtro della ragione o del buon senso.

L’assenza di punizioni e di mano ferma per chi sbaglia e la mancanza di riconoscimenti o di premi per chi merita, poi, fa il resto. Il problema dell’Italia, in questo momento, è di natura morale ancor prima che economica. La seconda, molto spesso, è conseguenza della prima. Un Paese così non può funzionare.

Come contrastare questa onda negativa che chiude le persone su se stesse, che diffonde la paura e che immobilizza la crescita di un paese? L’abbiamo detto più di una volta: serve una rivoluzione gentile, un nuovo Umanesimo che possa invertire la rotta. Si parte dai piccoli gesti e dagli esempi positivi, dalle persone che difendono idee e pensieri propostivi, che sono in grado di mettere sul tavolo anche azioni concrete che permettono di riappropriarsi di alcune certezze e di un po’ di serenità.

“Il rancore è l’effusione di un sentimento di inferiorità”  (José Ortega Y Gasset)

Il Primo piano di Pantheon 86 va in questa direzione. Abbiamo descritto alcune realtà che popolano l’ampia costellazione di esempi di solidarietà e che dimostrano come l’impegno volontario nei confronti degli altri possa essere un investimento – oggi più che mai – per il bene di tutti, non solo di chi riceve, ma anche di chi dona.

Come testata giornalistica facciamo, o tentiamo di fare, questo da quasi dieci anni, dal 2008, anno in cui è nato il giornale: raccontare storie che possano essere dei modelli. È il nostro impegno nei confronti del territorio, la nostra mission che contiene il nostro DNA e che dà un senso al nostro fare editoria.

Il 21 dicembre, dalle ore 19.30 in Villa Arvedi a Grezzana, festeggeremo assieme a voi un decennio di volti, di persone, di idee, di progetti, di tentativi che vanno nella direzione opposta a quella della società del rancore di cui accennavo all’inizio. E lo faremo a Natale, non a caso.

Dobbiamo tornare ad essere più buoni. Più uomini e più donne.