Editoriale di Matteo Scolari

La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione. Carl Rogers

Abbiamo un estremo bisogno di essere informati correttamente, di conoscere la realtà delle cose, dei fatti. Senza filtri, senza strumentalizzazioni politiche, senza iperboli, senza secondi fini. Il cosiddetto “Quarto potere”, espressione pronunciata per la prima volta in Inghilterra nel 1787 da un deputato della Camera dei Comuni del Parlamento inglese, Edmund Burke, per indicare il peso specifico che detiene la stampa a sostegno della vita politica del Paese, sta dimostrando i propri limiti e il proprio anacronismo.

La società cambia e la comunicazione con essa. Secondo il filosofo contemporaneo di origine belga Derrick De Kerckhove (allievo del celebre sociologo Herbert Marshall McLuhan), uno dei valori che emergerà di più nell’era digitale 2.0. come elemento distintivo tra i media, tra le fonti di informazione e tra le persone in generale, quindi nella società, sarà la trasparenza.

È proprio questo che, a mio avviso, cerca la gente oggi. Trasparenza dell’informazione, e non solo. Stanca o forse assuefatta da una disonestà intellettuale e istituzionale che provoca squilibri, tensioni, frustrazioni a vantaggio sempre e solo di pochi. Artifizi linguistici, informazioni incomplete, non verificate, tendenziose o peggio, manipolate.

Pensiamo, ad esempio, a quanto sta accadendo con il tema profughi. Quali sono le cause reali che spingono decine di migliaia di cittadini stranieri a tentare le terrificanti vie (terra e mare) per raggiungere il Vecchio Continente? Chi sono i veri responsabili di una tratta umana che dovrebbe inorridirci per le condizioni disperate cui sono costretti giovani, donne e bambini che hanno avuto “soltanto” la sfortuna di non nascere al nostro posto? Che responsabilità hanno i Paesi di origine in tutto questo, e quanta i Paesi ospitanti o rigettanti? Quali scelte geopolitiche stanno alla base di questo traffico disumano di persone? Chi specula realmente sulla loro e sulla nostra pelle?

Viviamo un paradosso: disponiamo di strumenti di comunicazione come mai prima nella storia, e non riusciamo ancora ad ottenere risposte certe, plausibili. Solo supposizioni, teorie, intuizioni che, come vedremo nelle prossime pagine, tendono a generare per lo più “rumors”, confusione.

E allora diciamo la nostra, senza sapere, senza conoscere, senza verificare e senza provare a capire o a pensare. Credendo che quello che affermiamo sia semplicemente la verità assoluta, inconfutabile, valida per tutti.

C’è, come dicevo, estremo bisogno di trasparenza da parte di chi eroga le informazioni e di onestà da parte di chi vuole arrivare alla conoscenza. Soltanto trovando un equilibrio tra queste due necessità, possiamo evitare barbarie sul piano comunicativo che di riflesso si concretizzano anche sul piano reale della nostra quotidianità.

Il fenomeno della cosiddetta “agenda setting”, una teoria della comunicazione che ipotizza la possibile influenza dei mass-media sulle nostre azioni quotidiane, non tiene conto del fatto che i media sono sì in grado di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su determinati temi, ma non sembrano, per fortuna, in grado di poter dire alle persone cosa pensare.

Ecco, è proprio questa una delle poche grandi libertà che ci è ancora rimasta: il pensare. Non rinunciamoci. Mai.