Una grande prova di maturità. Anche se siamo nell’alveo della scuola, non mi riferisco all’ultima prova che gli studenti delle scuole superiori devono sostenere al termine del quinquennio, bensì a un atteggiamento generale, responsabile, che tutte le parti coinvolte nella grande e rischiosa partita della riapertura delle scuole del prossimo 14 settembre dovrebbero assumere.

Alunni, genitori, insegnanti, presidi, personale scolastico, tutti insieme, con testa, per rimettere in moto il vero motore di una nazione: la scuola. Dirà bene, nelle pagine che seguiranno, Albino Barresi, Dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Verona a cui è dedicata la copertina di questo numero, quando afferma che «un Paese che non sa far ripartire la scuola è un Paese che non va avanti, che non ha futuro».

Parole in altri momenti storici che avrebbero potuto avere un impatto sterile sull’opinione pubblica, ma non certamente ora, non certamente oggi, dopo quello che abbiamo attraversato a causa dell’emergenza Coronavirus. Chi avrebbe mai immaginato, fino a pochi mesi fa, che il diritto all’istruzione (ad esempio per effetto del digital divide, il gap tecnologico che distanzia chi ha accesso alla rete, al web, e chi no) sarebbe stato messo in discussione? Chi avrebbe mai immaginato che milioni di studenti avrebbero avuto difficoltà nel condividere momenti di crescita con i loro coetanei e con coloro – gli insegnanti – che per molti anni li accompagnano nella scoperta e nella consapevolezza dei loro talenti e delle loro passioni?

Lo scopo della scuola è quello di trasformare gli specchi in finestre.

Sydney J. Harris

Davamo per scontato troppe cose, forse, e ora che la situazione legata ai rientri in classe è ancora incerta, nonostante il grande lavoro che da più parti e con più enti coinvolti si sta cercando di portare avanti, ci si accorge di quanto importanti siano alcuni punti di riferimento, alcuni baluardi permeati nella società a tal punto da sembrare dovuti.

«La scuola deve ripartire» dice Barresi. Sono d’accordo, riparta. È un messaggio importante da dare a noi stessi, ai ragazzi, a tutti quei giovani apparentemente saldi al timone della loro vita e, invece, estremamente disorientati e impauriti. Senza mandarli allo sbaraglio però, sia chiaro, senza addebitare sul loro conto le conseguenze di scelte avventate. Servono regole, precauzioni, controlli, ramanzine, provvedimenti, sanzioni.

Ecco la maturità di cui parlavo all’inizio: la necessità di dare un segnale forte, di presenza e di serietà, la consapevolezza di dover dare delle risposte, l’intelligenza di preservare le nuove generazioni e di coinvolgerle nei processi decisionali, la lungimiranza di investire su di loro, sempre di più, per garantirci e garantire loro un domani.

Nel disegno di una riorganizzazione, a questo punto culturale, entra anche la politica diretta e quella sindacale. Lo stesso richiamo alla serietà valga anche per loro. Il 20 e 21 settembre ci sarà un appuntamento importante in Regione, con l’elezione del nuovo Consiglio regionale. Sia un momento per dimostrare quanto un’emergenza (del Covid-19) possa trasformarsi anche in occasione di rinascita e di rilancio.