Sarà comunque Natale. È vero, l’atmosfera non sarà la stessa, le luci per strada non saranno le stesse, i volti delle persone, i profumi, i pensieri nella giornata più importante dell’anno non saranno gli stessi. Troppo duro, aspro e doloroso questo 2020 che sta per volgere al termine e che ci ha colti tutti di sorpresa. In poco meno di dodici mesi il mondo è cambiato, lo sappiamo. Lo vediamo. Lo sentiamo. Ciò che sembrava impossibile, purtroppo, è accaduto. 

Noi siamo ancora qui però, e abbiamo l’obbligo e la responsabilità morale di guardare avanti, di pensare al futuro, di voltare pagina. Certo, non sarà facile, come possiamo immaginare gli strascichi di questa doppia onda pandemica – non ancora terminata – si trascineranno a lungo e ci costringeranno a mettere in discussione molte delle nostre abitudini e dei nostri schemi di vita. Modelli economici saltati, certezze svanite, abbracci mancati. Ci dobbiamo riorganizzare, in alcuni casi proprio reinventare.

Dalle righe di questo spazio editoriale, in 117 edizioni del giornale, è capitato più volte che abbia richiamato la necessità di ripensare, tutti assieme, a nuovi paradigmi sociali, invitando a riflettere sul quel senso di autentico di comunità che abbiamo perso nel tempo e che potrebbe essere, invece, il punto di avvio di una nuova ripartenza.  

La solidarietà tra le persone, la mano tesa verso gli altri, la generosità nel concedere anche solo un sorriso fanno parte dell’essere cristiani, e quest’anno più che mai è il momento di ricordarcelo. So che ad alcuni di voi verrà da sorridere leggendo queste parole, ma non c’è alternativa. O decidiamo di rimetterci in discussione l’uno per l’altro, pensando a quello che in rete potremmo proporre come soluzione – che sia in ambito imprenditoriale, scolastico, famigliare, lavorativo, affettivo – oppure, come abbiamo capito, la pandemia farà il resto.

Siamo stati travolti dall’emergenza Coronavirus, ma non abbattuti. Fanno sperare le buone notizie arrivate nelle ultime settimane che parlano di vaccini in fase di sperimentazione avanzata e che sarebbero già molto efficaci secondo i test effettuati in laboratorio. Ci auguriamo tutti che una nuova normalità possa passare anche da lì, dalla tranquillità di avere una risposta al problema sanitario. Nel frattempo, però, dobbiamo ricostruire ciò che è stato segnato, in alcuni casi cancellato dal Covid-19. In che modo? Chiedendo, domandando, incontrando, ascoltando, rispettandoci e mettendoci a disposizione. Con umiltà. Pensando che ognuno di noi può e deve avere un ruolo attivo nella società, contribuendo anche nelle minime cose, nei piccoli gesti quotidiani, a ridisegnare quello che molti letterati definiscono un nuovo Umanesimo. Io ci credo.

Buon Natale, perché Natale sarà.

Senza rinascita niente è del tutto vivo.

(Maria Zambrano)

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