Pantheon 124

La protesta per il Green pass, dopo le manifestazioni nelle piazze italiane del 24 luglio, più o meno partecipate (alcune non autorizzate e per questo perseguite dalle varie Questure, anche di Verona), è arrivata pure nell’aula di Montecitorio, dove cinque giorni dopo, il 29 luglio, alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia hanno esposto dei cartelloni sollevando la questione pregiudiziale di costituzionalità al decreto legge recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 voluto dal premier Draghi.

Il Green pass, o meglio, la certificazione verde Covid-19, ha provocato, nel bene e nel male, uno scossone. Innanzitutto è bene ricordare che nasce su proposta della Commissione europea per agevolare la libera circolazione in sicurezza dei cittadini nell’Unione europea durante la pandemia. Per ottenerlo bisogna aver fatto la vaccinazione (in Italia viene emesso sia alla prima dose sia al completamento del ciclo vaccinale); oppure si può ottenere dopo essere risultati negativi al test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore, o ancora dopo essere guariti dal Covid negli ultimi sei mesi.

Ad accendere gli animi è stata la decisione del governo italiano di renderlo obbligatorio dal 6 agosto per accedere ai servizi di ristorazione, svolti da qualsiasi esercizio, per il consumo al tavolo, al chiuso; agli spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; ai musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre; alle piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; alle sagre e fiere, convegni e congressi; ai centri termali, parchi tematici e di divertimento; ai centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione; alle attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò; ai concorsi pubblici.

Parlavo di scossone, certo. È quello che ha cercato ed ottenuto, con fine intelligenza, il Presidente del Consiglio Mario Draghi dopo che la corsa alle vaccinazioni stava subendo un brusco rallentamento in gran parte dello Stivale. È bastato l’annuncio del nuovo provvedimento per veder triplicate, ad esempio in Veneto, le prenotazioni dopo solo due giorni dall’annuncio stesso.

Giusto o sbagliato introdurre questa misura preventiva? Chi si oppone parla di dittatura, di tirannia sanitario-tecnocratica, di ennesimo danno alle categorie economiche; chi, invece, accoglie il Green pass parla di strumento necessario per la tutela della salute propria e altrui.

Io mi trovo d’accordo con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, quando afferma che «è il virus a limitare la nostra libertà, non gli strumenti o le regole per sconfiggerlo», aggiungendo che «vaccinarsi è un dovere civico-morale». Le limitazioni introdotte, seppur dolorose, non ci impediscono di accedere a luoghi o a servizi di prima necessità, essenziali o vitali, come supermercati, farmacie, strutture sanitarie. Se vogliamo andare al ristorante, o in altri luoghi preclusi, ci vacciniamo o ci facciamo il tampone. In questa fase di uscita dall’emergenza è necessario uno sforzo comune, per il bene di tutti.

A settembre tornerà il Tocatì, il Festival Internazionale dei Giochi in Strada; se la situazione epidemiologica lo permetterà, ci saranno eventi e iniziative, seppur contingentate, nelle strade e nelle piazze cittadine. Anche in quel caso servirà il Green pass, visto che «l’accesso alle aree del festival sarà regolamentato in funzione delle disposizioni ministeriali in vigore». E meno male, saremo tutti molto più tranquilli e spensierati.

«Il bene che assicuriamo per noi stessi è precario e incerto fino a quando non viene assicurato a noi tutti e incorporato nella nostra vita comune»

Jane Addams
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