Lo scorso mese ci eravamo lasciati dicendo che l’economia è in netta ripresa, in particolare in alcuni settori produttivi e commerciali che hanno tra i propri destinatari i clienti esteri. L’export vola, così come l’entusiasmo di molti imprenditori che hanno voglia e fretta di guadagnare il tempo perduto durante la fase più critica dell’emergenza Covid. La situazione sanitaria attuale, facendo tutti gli scongiuri del caso, ci consegna uno scenario molto diverso, e più favorevole, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Secondo i dati forniti dalla Johns Hopkins University, il 27 ottobre 2020 il nostro Paese contava 21.989 nuovi casi di positività e 221 decessi, il Veneto 1526 nuovi positivi e 12 morti. Un anno dopo, il 27 ottobre 2021 sono stati 4.595 i casi di positività a livello nazionale, con 50 decessi, e 539 nella nostra Regione, con 3 vittime. Un quadro condizionato, in meglio, dalla massiccia campagna vaccinale che di cui dodici mesi fa eravamo sprovvisti, che ci permette di guardare avanti con maggiore serenità.

Ci sono però degli ostacoli sul percorso della ripresa economica. L’aumento dei prezzi dei carburanti, che secondo gli esperti potrebbe perdurare fino alla prossima primavera, con conseguenze importanti sui comparti della logistica e dei trasporti, e la difficoltà di approvvigionamento delle materie prime stanno creando non pochi grattacapi alle imprese del Belpaese e venete.

Proprio a fine ottobre nella nostra città si è svolto il XIV Forum Economico Eurasiatico, un appuntamento che ha riportato a Verona i più grandi nomi dell’economia mondiale del settore energetico. A differenza di altre edizioni, proprio per i motivi che citavo pocanzi, questa edizione, in presenza, ha avuto un’attenzione e un seguito significativi. Citando le parole del professor Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia, organizzatore e regista dell’evento, «per assicurare al nostro pianeta sicurezza e prosperità, è assolutamente necessario coinvolgere attivamente la Grande Eurasia dall’Atlantico al Pacifico», area da cui passa non solo una consistente fornitura energetica, di gas in particolare, ma da dove transitano anche gli interscambi con i paesi asiatici, in particolare la Cina, primo partner commerciale dell’Ue con 586 miliardi di euro.

Lo stesso Fallico sostiene anche che «dovremo ripensare radicalmente i criteri di sviluppo e benessere, superando la metrica del Pil con l’Indice di Sviluppo Umano (ISU) e l’Indice di Benessere Sostenibile (IBS)». Sono d’accordo. In fondo chi lo ha detto che il Prodotto Interno Lordo è l’unico parametro a nostra disposizione per garantire sostenibilità e futuro a una nazione o a un continente? È un indice che può testimoniare picchi di ricchezza in un determinato lasso di tempo, raggiunti però, in alcuni casi, con politiche e azioni figlie di un neoliberismo spinto che, come già accaduto, possono provocare conseguenze serie sul piano sociale, con sempre più evidenti disuguaglianze.

La pandemia, come ho ripetuto più di una volta, ci offre la possibilità di riflettere e di provare un vero cambiamento. Saremmo comunque giustificati. Servono coraggio, visione e senso di responsabilità. Quel che è certo è che prossime generazioni saranno giudice del nostro tempo, pensiamoci bene. ora.

Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. (Sir Wiston Churchill)

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