È passato poco più di un mese dall’inizio della guerra in Ucraina, eppure sembra trascorsa un’eternità. I bombardamenti dell’esercito russo proseguono a ritmo serrato e non c’è pace per i civili rimasti nelle città. L’agenzia Reuters calcola che, finora, ci siano stati più di ventimila morti a causa del conflitto, che ha provocato tra l’altro anche un numero impressionate di sfollati e profughi, circa 10 milioni. Sarebbero quasi duemila, inoltre, gli edifici bombardati e distrutti e si stimano in circa 120 miliardi di dollari americani i danni materiali provocati dalla devastazione.

Uno scenario apocalittico che non avremmo mai immaginato fino a qualche tempo fa e che ora, purtroppo, è una realtà. Si susseguono senza interruzione gli appelli di Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, nei confronti dell’Unione Europea e dei Paesi occidentali, definiti dallo stesso presidente “privi di coraggio”. In cuor suo spera sempre che possa entrare in gioco la NATO, col supporto degli Stati Uniti, per difendere il suo Paese martoriato dai colpi russi. Questa posizione è stata condivisa anche durante il suo discorso rivolto ai parlamentari italiani riunitisi per l’occasione a Montecitorio.

La richiesta di intervento da parte di Zelensky è comprensibile e condivisibile; vedere morire migliaia di civili, uomini, donne, anziani, bambini e bambine, vedere folle di connazionali fuggire dall’Ucraina o rimanere nelle città nascoste nei bunker farebbe male a chiunque. Tuttavia l’azione di studio e di temporeggiamento da parte degli Stati membri europei, che ancora credono alla via del dialogo e della diplomazia per la fine delle ostilità, è la scelta più giusta. È un grande gesto di responsabilità, anche se pagato con un prezzo carissimo, con vite umane.

Se l’Ucraina fosse stata nella NATO, avremmo dovuto rispondere immediatamente con le armi e per fortuna non è così. Un conflitto armato in questo momento tra Alleanza atlantica e Federazione Russa, con la minaccia nucleare dietro la porta sarebbe devastante e pericolosissimo per il mondo intero. Non lo dico solo io, lo dicono anche gli esperti, primo fra tutti il generale Claudio Graziano, attuale presidente del Comitato militare dell’Unione europea.

Certo, non bisogna nemmeno fare finta di nulla e lasciare che l’esercito russo continui imperterrito a bombardare. Ci sono le sanzioni, durissime, che l’UE sta imponendo e che dovrebbero piegare la Russia, per lo meno indebolirla. Un’azione sfiancante, indiretta, che dovrebbe dare i suoi frutti.

Per il resto, a chi dice che l’Unione sia rimasta indifferente, ricordo che tutto ciò che prevedono l’art. 51 della Carta dell’ONU e la corrispondente norma di diritto consuetudinario, ovvero il contrasto a un’occupazione militare prolungata e l’annessione del territorio dello Stato autore dell’attacco, finora è stato messo in campo, ad esempio con il rifornimento continuo e costante di armamenti proprio nei confronti dell’Ucraina.

È un momento delicato dal punto di vista degli equilibri geopolitici internazionali e ogni mossa sbagliata potrebbe essere pagata ad alto prezzo. È il momento, per chi ha responsabilità elevate, di far appello alla razionalità, anche se, come dicevamo, questo ci costa tanto.

Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante.

Paolo Giordano

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