Federico Sboarina, Damiano Tommasi, Flavio Tosi. E non dimentichiamoci di Paola Barollo, Anna Sautto e Alberto Zelger. Tra pochi giorni avremo un primo verdetto per quanto riguarda le elezioni amministrative del Comune di Verona e il nuovo sindaco. Palazzo Barbieri non sarà l’unico municipio della provincia scaligera interessato dal rinnovo del consiglio comunale, ma certamente è tra i più importanti se guardiamo anche ai prossimi anni e alle prossime sfide (e opportunità) che ci troveremo di fronte.

La gara è apertissima, si vota il 12 giugno, domenica, dalle 7 alle 23, e poi, molto probabilmente, si tornerà alle urne il 26 giugno, sempre di domenica, per il ballottaggio. La prima insidia per i candidati sindaco è la disaffezione al voto, che tuttavia sembra rientrata rispetto a cinque anni fa proprio per la sana tensione che si è creata alla vigilia della presentazione delle candidature ufficiali. La seconda è l’astensionismo fisico, dovuto anche al periodo scelto per le elezioni. Il 26 giugno molti veronesi saranno già al mare o in montagna.

Tra sondaggi più o meno attendibili e verificati, è già partito il toto-sindaco. Chi vincerà? Le previsioni sono difficili da fare, si gioca tutto su un equilibrio sottile, con un centrosinistra compatto su Tommasi e un centrodestra che è diviso in due anime, quella sboariniana e quella tosiana. Comunque vada e qualunque sia il candidato o la candidata a spuntarla, dobbiamo sapere che i prossimi anni saranno decisivi per la nostra città.

Arriviamo da anni duri in cui abbiamo capito che non dobbiamo essere solo dipendenti dal turismo, va creato un supporto e una rete di comunità pronte a reggere eventuali contraccolpi che riguardano proprio questo settore, anche se rimane uno dei più strategici. Abbiamo purtroppo perso il ruolo centrale della finanza, nell’indifferenza generale, e dobbiamo ancora trovare quadra sulle principali infrastrutture che riguardano la mobilità: aeroporto, traforo, filobus.

C’è di contro che il PNRR, ancora poco sfruttato, può darci una mano in questo senso e gli eventi olimpici e paralimpici del 2026 contribuiranno a far arrivare sul territorio veronese risorse preziose che, diversamente, non potremmo mai avere a disposizione.

L’invito che faccio al prossimo sindaco di Verona è quello di guardare anche al di fuori delle mura scaligere. Ci sono modelli di città, anche italiane, che hanno trovato delle soluzioni per essere indipendenti, ma interconnesse; orientate all’internazionalità, ma attente alle persone e ai territori o quartieri; efficienti dal punto di vista della mobilità e nel dare risposte al cittadino.

Nei prossimi cinque anni dobbiamo decidere se vogliamo giocarci le partite nei campi che contano o se ci accontentiamo, come spesso è accaduto, di vivere di rendita. Lo abbiamo ripetuto spesso. Questa volta, però, non abbiamo alternative.

Esistere significa cambiare, cambiare significa maturare, maturare significa continuare a creare se stessi incessantemente.

Henri Louis Bergson

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