Mai ci saremmo immaginati che, all’alba del 2020, un’epidemia da coronavirus si sarebbe abbattuta sull’Europa e nel mondo, con i danni che noi tutti conosciamo; così come non ci saremmo mai immaginati che scoppiasse una guerra alle porte del nostro continente dopo quasi ottant’anni di pace. Ci sta sorprendendo, ora, un’altra grandissima tegola che non avevamo mai preso in considerazione fino a questo momento, nemmeno come ipotesi: il rincaro mostruoso di luce e gas.

Il caro energia che sta investendo famiglie e imprese, anche per effetto del conflitto russo-ucraino e, soprattutto, di una forte speculazione internazionale, rischia di mettere in ginocchio l’economia di molti Paesi europei, Italia compresa. Prezzi del PUN (ovvero il prezzo unico nazionale di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica) mai visti prima, decuplicati nel giro di un anno, stanno provocando danni devastanti nei bilanci delle aziende, di qualsiasi dimensione, dalle micro alla macro.

Basti pensare che il prezzo del gas tra il 2015 e il 2020 oscillava tra i 15 e i 30 euro al megawattora, a fine agosto abbiamo toccato i 315 euro, con un rincaro percentuale di oltre il 1000%. Stesso discorso per l’energia elettrica: in tempi “normali” acquistata alla borsa elettrica tra i 50 e 60 euro al megawattora, è arrivata a costare in una sera di fine estate 2022 ben 870 euro!

Rialzi del tutto insostenibili al quale il governo uscente, privato di poteri straordinari dopo la sfiducia del premier Mario Draghi, sta tentando di arginare, ma non è sufficiente.

Quello che lascia sempre di stucco in questo Paese è che, come recita un famoso detto, siamo sempre bravi a chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi. Siamo straordinariamente capaci a prendere provvedimenti quando ormai il danno è fatto. Sia chiaro, questa emergenza colpisce, indistintamente, tutti i maggiori Stati europei, Germania compresa, ma c’è chi, a differenza nostra, è riuscita a pensare, a mettere nero su bianco e ad avviare negli scorsi decenni delle politiche energetiche serie per garantire alla propria nazione un certo grado di autonomia.

In Italia, dopo il referendum dell’8 novembre 1987 che ha cancellato il nucleare sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl e il no al successivo quesito referendario del 2011, i governi nazionali che si sono succeduti non sono stati capaci di mettere in campo piani energetici alternativi, consegnando lo Stivale nelle mani di stati che da questa nostra incapacità strategica ci hanno guadagnato tantissimo: in primis Francia e Russia.

Nessuno, in questo momento, riesce a prevedere le conseguenze reali di ciò che sta accadendo, ognuno di noi, però, può e deve iniziare a pensare e a consumare diversamente. Il nuovo governo che subentrerà dopo il 25 settembre (sperando che non sia già troppo tardi), dovrà abbandonare ogni pensiero laterale per concentrare tutti gli sforzi sul tema energetico, è una questione di vita o di morte. Noi cittadini dovremmo iniziare a pensare che ciò che consumiamo non è infinito.

Rivedere gli stili di vita, più sostenibili, in nome di una transizione energetica a questo punto obbligatoria, è la sfida dei prossimi decenni. Saremmo capaci di farlo?

Nel prepararsi per una battaglia ho sempre scoperto che i progetti sono inutili, ma la pianificazione è indispensabile.

Dwight Eisenhower

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