«Io sono Giorgia!». Ve lo ricordate il tormentone (oltre 12 milioni di visualizzazioni su Youtube) che impazzava sui social qualche anno fa, in cui un discorso energico e partecipato della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni era stato ripreso da due giovani dj che ci hanno costruito sopra una hit? Chi se lo sarebbe aspettato che tre anni dopo, tra le tante definizioni che si diede in quell’occasione (sono donna…sono una madre… sono cristiana…) avrebbe potuto un giorno affermare «sono la prima»?

Sì, perché – Sergio Mattarella permettendo – Meloni potrebbe essere la prima Presidente del Consiglio donna della Repubblica Italiana. A crederci, fin da subito, è stata proprio lei. Già da tempo. Il successo elettorale della leader di FDI, a parer mio, inizia da molto lontano, da quando l’enfant prodige della destra italiana, partendo dalla gavetta, ha iniziato a tessere abilmente una trama politica e comunicativa meno radicale e radicalizzata, più vicina a posizioni moderate e pacate, evitando al partito Fratelli d’Italia (da lei fondato dieci anni fa assieme a Guido Crosetto e Ignazio La Russa) di essere identificato e collocato nella sfera dei nostalgici, riposizionandolo più al centro, con punti di contatto, e di intersezione, con la Lega e Forza Italia.

Ed è lì che FDI ha trovato i numeri per arrivare alle percentuali che lo scorso 25 settembre hanno collocato il partito al primo posto assoluto in Italia. Proprio lì, all’interno di un elettorato pragmatico, concreto, di centrodestra, liberale, non necessariamente nazionalistico, che ha perso fiducia e punti di riferimento in quella Lega che era fortemente identitaria e territoriale e nel partito del Cavaliere, che ha dimostrato troppe lacune e incoerenze, specie negli ultimi anni.

Immediatamente dopo l’esito delle urne, da alcune parti politiche e della società civile si è gridato allo scandalo o alla tragedia nazionale. Il voto popolare, ricordiamocelo, ha decretato questo esito. Giusto ora lasciare che Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni, assieme agli alleati, si accollino la responsabilità (enorme) di guidare un Paese che all’orizzonte, neanche troppo lontano, ha una montagna di criticità da risolvere: dalle tematiche ambientali, al caro energia; dalle politiche per il lavoro a quelle per le fasce più fragili della popolazione; dalla sicurezza nazionale alle alleanze internazionali ed europee.

Ci sarà tempo per dare un giudizio politico. Chi ha potere di vigilare sull’operato di Meloni & Co., ora e nei prossimi anni, lo faccia, e bene; gli altri accettino la vittoria, o la sconfitta (dipende dai punti di vista). Anche questa è democrazia.

“Il vantaggio quasi unico dell’offensiva consiste nella sorpresa.”

Karl Von Clausewitz

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