Qualche tempo fa un imprenditore di Grezzana mi raccontò che negli anni successivi al Secondo Dopoguerra, quando in quel territorio, così come in altri del veronese, sarebbero sorti i primi distretti della lavorazione del lapideo, c’era la consuetudine tra titolari d’impresa di scambiarsi gli operai e di prestarseli in base al bisogno o alle necessità del momento. Erano anni in cui si tentava di uscire dalla miseria e dalle macerie del conflitto mondiale e c’era una gran voglia di ripartire, di ricostruire, di lavorare, di produrre ricchezza per sé e per gli altri.

Questo spirito di solidarietà si è perso nel corso dei decenni e c’è da dire che sono cambiate anche le regole del gioco. L’arricchimento e il benessere hanno spalancato le porte a un individualismo imprenditoriale che nella maggior parte dei casi si è rivelato controproducente. Se da una parte si è assistito a un accumulo di capitali personali, dall’altro si è perso quel senso di comunità e di reciproco soccorso che ha permesso ai nostri nonni – specie nel laborioso Nord Est – di creare una condizione di agio per le generazioni che sono venute dopo di loro.

La situazione che stiamo vivendo ora non è certo paragonabile agli anni della guerra e ai momenti immediatamente successivi, tuttavia incombono sulla nostra società numerose minacce: da quella sanitaria a quella demografica, dal rischio di un conflitto mondiale alle grandi speculazioni internazionali, dalla crisi ambientale a quella energetica.

Di fronte a uno scenario di progressivo impoverimento sociale ed economico, è auspicabile che si tenti di tutto pur di recuperare quell’antico sentimento con cui si ragionava e si operava in un contesto di insieme, dove il successo di una persona era il successo di altri. Uno degli ambiti da cui provare ad iniziare, visto che rappresenta attualmente la minaccia più seria per le famiglie e le imprese, è quello dell’energia. Le bollette di luce e gas che sono arrivate e che arriveranno nelle prossime settimane, in particolare quando verranno riaccesi gli impianti di riscaldamento, provocheranno uno shock da cui sarà difficile riprendersi.

E proprio a Grezzana potrebbe nascere un nuovo progetto di comunità energetica (di cui sentiremo parlare) che potrebbe consentire a cittadini e imprenditori di mettersi insieme per ritrovare un parziale ristoro auto producendo e consumando in loco l’energia elettrica di cui hanno bisogno. La chiave per riuscirci, non solo in Valpantena chiaramente, è tornare a collaborare, a mettere insieme le forze, a capire che se si attivano sinergie in zone circoscritte si possono trovare soluzioni a qualsiasi tipo di problema. Anche alla povertà.

I nostri nonni lo avevano capito. Cosa direbbero oggi di noi?

È necessario unirsi, non per stare uniti, ma per fare qualcosa insieme

Johann Wolfgang von Goethe
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