Editoriale di Matteo Scolari

Niente di grande è stato mai raggiunto senza l’entusiasmo. Ralph Waldo Emerson

Ormai ci siamo, l’attesa è finita. La grande Esposizione Universale di Milano 2015 prende il via. Diciamoci la verità, riguardo ad Expo, in questi mesi, si è detto di tutto e di più. Si potrebbero trovare argomentazioni all’infinito per appoggiare o meno un evento globale che, questo è certo, porterà in Italia milioni di visitatori da ogni parte del mondo.

Per gli amanti dei numeri posso dire che degli oltre 20 milioni di persone attesi, 8 proverranno dall’estero e, sempre rimanendo in tema, questo flusso straordinario produrrà, secondo una recente stima di Coldiretti, una spesa aggiuntiva dei turisti stranieri nel Belpaese di quasi 5,4 miliardi, nel 2015, in più rispetto ai 34,2 calcolati da Bankitalia (per un totale di quasi 39,6 miliardi).

Tralasciando l’aspetto puramente economico, quello che accadrà all’interno dell’immenso parco tematico, di quel milione di metri quadrati messi a disposizione dei 144 Paesi per 184 giorni esatti, dal 1 maggio al 31 ottobre 2015, ancora nessuno ce l’ha ben chiaro. Di sicuro si tratterà di uno spettacolo meraviglioso, indimenticabile, con centinaia di attrazioni e migliaia di show ed esibizioni studiate per un pubblico composto principalmente da famiglie. Non mancheranno neppure convegni, workshop, incontri e seminari per capire come rendere sostenibile il Pianeta, ovvero come garantire le stesse opportunità che abbiamo noi, dal punto di vista ambientale, nutrizionale, energetico… alle generazioni che verranno.

Ma, di là dell’offerta di intrattenimento che il “format” Expo sarà in grado di mettere a disposizione dei suoi visitatori, quello che penso io dell’Esposizione Universale è che questo grande evento mondiale sta generando quell’effetto a onde concentriche, come un sasso lanciato in uno stagno, di cui parlavo nell’editoriale di qualche numero fa.

Mi spiego meglio. Molti di noi sentono parlare di Expo per la prima volta soltanto in queste ultime settimane, molti altri non sanno ancora esattamente cosa sia un’Esposizione Universale, né tanto meno che effetti reali possa produrre a livello nazionale e a livello locale. Tuttavia ci si dà da fare, si accendono i cervelli, si torna a sperare, a credere in qualcosa di buono. Associazioni che rinvigoriscono e arricchiscono il loro personale calendario eventi, aziende che, segnate negli ultimi anni da un’aurea di pessimismo dovuta alla crisi, tornano a parlare di loro stesse e di come l’azienda possa farsi trovare pronta al 1 maggio e oltre. Giovani che approfittano di questa forte onda energetica per trovare il loro spazio, per far uscire il loro talento, con audacia e coraggio.

Di esempi ne potremmo elencare a centinaia. Mi limito a citare l’esperienza di VeronaExpo. Un’associazione temporanea di scopo nata nell’ottobre scorso con nove soci fondatori e che è arrivata oggi, alla vigilia dell’Esposizione Universale, ad oltre 40 realtà che hanno deciso di sposare il progetto per creare un’offerta turistica, enogastronomica e culturale coordinata “pro-Verona”. Un piccolo grande miracolo, quello di VeronaExpo, che io definisco in due modi: moltiplicatore di opportunità, perché abbiamo messo attorno a un tavolo, in modo trasversale, realtà molto differenti tra loro, ma complementari, che probabilmente non avrebbero avuto modo di conoscersi e di iniziare un percorso relazionale condiviso; dall’altra un moltiplicatore di visibilità poiché, tutti insieme, si è in grado di rilanciare su diverse piattaforme di comunicazione l’offerta stessa messa in cantiere da ognuno di noi proprio per Expo.

C’è entusiasmo, c’è adrenalina, c’è vita. Questo, in fondo, è Expo.