Editoriale di Matteo Scolari

Il concetto chiave non è più la presenza in rete, ma la connessione: se si è presenti ma non connessi, si è soli. Antonio Spadaro

Il 15 marzo scorso, a una serata sul tema sicurezza organizzata in Cantina Valpantena da FNP (Federazione Nazionale Pensio­nati) CISL Verona, alla quale sono stato invitato a partecipare in qualità di moderatore, ho potuto ascoltare e apprezzare un inter­vento in controtendenza rispetto al sentir comune, pronunciato dal Maggiore Antonio Mancini, neo Comandante della Compagnia Carabinieri di Verona (in carica da circa sei mesi).

Mancini, nonostante la giovane età, ha già maturato molta espe­rienza svolgendo ruoli di coman­do in regioni difficili dal punto di vista delle criminalità come Sicilia e Calabria, e quella sera, con tono pacato ma altrettanto deciso, tra lo stupore e l’incredulità genera­le, ha sottolineato più volte come la “militarizzazione” del territorio che tante persone auspichereb­bero oggigiorno, con il dispiega­mento ipotetico del doppio o del triplo dei mezzi e degli agenti dell’Arma, non avrebbe un effetto proporzionalmente efficace sulla diminuzione del numero dei reati maggiormente percepiti tra la cit­tadinanza. Anzi, sarebbe presso­ché inutile se non supportato da un ruolo attivo e complementare da parte della cittadinanza stessa.

Secondo Mancini, infatti, «non è mettendo un carabiniere o un po­liziotto in più sulla strada che si evitano furti, raggiri, truffe e ra­pine». E allora – si borbottava tra il pubblico – cosa serve? Come si può creare un deterrente efficace per rendere più sicure le nostre case, i nostri quartieri e le nostre aziende?

«La risposta più efficace, che ci crediate o no, è la cultura della co­siddetta “sicurezza partecipata”» ha ribattuto il Maggiore. «Se ognu­no di noi riuscisse a sviluppare quel forte senso civico, quello spi­rito di partecipazione alla vita quo­tidiana della comunità in cui vive, quella capacità di pensare anche al bene comune, del vicino o dei vici­ni, oltre che al bene proprio…allora si otterrebbero degli ottimi risultati, direi sorprendenti, anche senza il di­spiegamento di decine o centinaia di uomini delle Forze dell’Ordine sul territorio».

Una semplificazione, o meglio una tesi, che non a tutti quella sera è sembrata così chiara e convincente, ma che racchiude in sé un principio, quello della compartecipazione tra le persone, che può generare solu­zioni e opportunità estremamente efficaci in qualsiasi tipo di situazio­ne, anche negativa.

In una società in cui per molto tempo si è dato spazio all’individualismo e all’io piuttosto che al noi, una rispo­sta concreta per far fronte alle dif­ficoltà arriva direttamente dai con­cetti già noti, ma forse dimenticati, di comunità e di reti comunitarie.

Il vento sta cambiando. Per fortuna. Su questa logica di compartecipa­zione si sta muovendo anche Ve­rona Network, l’associazione nata in occasione di Expo 2015 che ora, ad evento terminato, sta portando avanti il suo programma con un ca­lendario di appuntamenti mensili di approfondimento sui temi principali che riguardano la città e la sua pro­vincia, coinvolgendo in un dialogo costruttivo tutti i principali attori del territorio: istituzioni, aziende pro­fessionisti e cittadini.

Abbiamo iniziato il 19 febbraio pro­prio col tema sicurezza, abbiamo creato un focus il 18 marzo scorso in Gran Guardia sul settore agroa­limentare, proseguiremo il 15 aprile con un incontro sulle reti, network e start-up e poi il 20 maggio parlando di turismo…fino ad arrivare a dicem­bre 2016. Non c’è miglior futuro di quello che desideriamo: per vederlo realizzato dobbiamo esserne prota­gonisti attivi.