Nell’edizione 2019 andrà in scena in 16 serate. L’Aida si fa un po’ più moderna, con nuove luci e colori, senza perdere quel suo fascino di sempre

Nuovi colori, nuove luci, nuovi ritmi. Sarà così la versione rivisitata dell’Aida Storica 1913, che quest’anno andrà in scena in sedici serate, con l’ultima in programma il 7 di settembre, con nuove macchine per la luce, per il colore. Rivisitate anche alcune scene, tra cui quella del secondo quadro del primo e del terzo atto, con l’intenzione di rendere lo spettacolo esteticamente più accattivante.

 

Dal 1913 ad oggi. Un po’ di storia

 

La storia delle stagioni liriche areniane nasce nel 1913, quando il tenore veronese Giovanni Zenatello, per celebrare il primo centenario dalla nascita di Giuseppe Verdi, ebbe l’idea di allestire un grande spettacolo d’opera in Arena. Giovanni Zenatello, la moglie Maria Gay e due amici veronesi, il maestro di coro Ferruccio Cusinati e l’impresario teatrale Ottone Rovato, pensarono che Aida, la più spettacolare opera di Verdi, si sarebbe ben prestata agli spazi grandiosi dell’anfiteatro. La scenografia viene affidata al giovane architetto veronese Ettore Fagiuoli, che con pochissimi elementi e lasciando respirare sullo sfondo le gradinate romane, ottiene un risultato sorprendente. La rappresentazione di quella prima edizione areniana di Aida, la sera del 10 agosto 1913, costituisce uno dei più importanti avvenimenti internazionali del primo Novecento: era nata la più grande stagione lirica all’aperto del mondo e da allora l’affluenza e il calore del pubblico premiano gli inventori dello spettacolo d’opera che, per la 97ma edizione, si prepara ad accogliere ogni sera – oggi come allora – migliaia di persone tra quelle pietre ricche di storia.

La volontà divulgativa unita a quella spettacolare, che caratterizza da sempre l’attività areniana, trova piena corrispondenza nel progetto iniziato nel 1981 dal regista Gianfranco de Bosio di dare nuova vita al primo allestimento di Aida del 1913 partendo proprio dai bozzetti originali dello scenografo Ettore Fagiuoli, e questo approccio attento al passato costituisce un valore inestimabile soprattutto per le nuove generazioni che si avvicinano al mondo dell’opera. Il lavoro filologico di de Bosio, che dal 1982 riscuote unanime successo, è stato dunque fondamentale: oltre ai bozzetti, ha raccolto testimonianze, foto d’epoca, articoli, note di sartoria, ricostruendo quel sapore unico dell’esotico riletto attraverso il gusto Art Nouveau che non è solo storia del teatro, ma anche storia di costume, architettura, design, moda e in generale arti applicate quanto mai attuali per il gusto d’oggi.

Quest’anno l’Edizione Storica 1913 di Aida trova spazio nel cartellone areniano per 16 serate fino a concludere il Festival 2019 il 7 settembre in una versione che si arricchisce di alcune novità scenografiche. De Bosio, inesausto ricercatore, ha approfondito ancora le indagini sui documenti originali e si è convinto della necessità di rivisitare parzialmente la scena del secondo quadro del primo attoil tempio” e del terzo atto “il Nilo”. Sono soluzioni non solo esteticamente più accattivanti, che certamente il pubblico amerà, ma anche filologicamente più aderenti allo spirito del mondo egiziano che Giuseppe Verdi ed il librettista Antonio Ghislanzoni hanno riscoperto e proiettato nella modernità. Anche sotto il profilo delle luci sono state apportate delle novità: de Bosio è infatti parzialmente intervenuto sul disegno luci grazie al sostegno decisivo del suo storico collaboratore areniano Paolo Mazzon, affinché tale affresco storico sia sempre più godibile ed affascinante agli occhi del pubblico. Uno degli elementi di novità riguarda l’utilizzo di nuovi apparecchi illuminotecnici: moving light da 1700w, che permettono di intensificare in maniera significativa la luminosità. Quest’aumentata potenza, coniugata ad una diversa posizione degli apparecchi sulla cavea che rende possibile nuovi angoli di incidenza dei fasci luminosi, riuscirà a restituire con ancora maggiore nitidezza il disegno cromatico originale del Fagiuoli reinterpretato da de Bosio.

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