Siamo abituati oggi a una comunicazione fatta di brevi messaggini telefonici o mail, come se bastasse un computer e un cellulare per restare sempre in contatto con gli altri. Ma se guardiamo un po’ indietro, a trent’anni fa, ci rendiamo conto di quanto la situazione sia cambiata. Niente Twitter, niente Facebook, niente sms. I ragazzi si trovavano in strada, nella piazza del paese, seduti sul muretto a chiacchierare.

E proprio questi gruppi di giovani sono i protagonisti di una mostra allestita alla terrazza-bar Al Ponte (via Ponte Pietra) a partire da domenica 4 dicembre.

Immagini dal passato, immagini di bande giovanili, di quelle che in dialetto venivano chiamate “Maraje”. Termine che non a caso è divenuto il titolo della mostra. Si tratta più precisamente di un’espressione dialettale che deriverebbe dal sostantivo francese “maraille”, vocabolo d’origine militare che indica la brigata o la truppa. Successivamente, il termine è passato a indicare la compagnia di persone, per poi tramutarsi in “marmaille”, da cui discende, a sua volta, l’italiano marmaglia.

Le maraje erano dunque quei gruppi di amici, compagni di scuola o vicini di casa che popolavano le varie zone della città. Vi era poi l’abitudine di dare a ciascuna un nome che la identificasse. C’erano così i paninari, i tarri, i baiosi e i metallari. Ogni compagnia si differenziava dalle altre in base all’abbigliamento, ai locali frequentati, alla musica ascoltata e ai luoghi di ritrovo.

La mostra fotografica “Maraje” riscopre quindi questa parte del passato di Verona, attraverso un’ottantina di immagini di bande giovanili e compagnie di quartiere degli anni Ottanta e Settanta. Fotografie estratte da nostalgici album o nascoste in qualche cassetto dimenticato che mostrano attimi fuggenti e divertiti del piacere di stare insieme, di condividere degli interessi e delle passioni, di dialogare senza tutta quella tecnologia ritenuta oggi indispensabile per quello che una volta, ma neanche tanto tempo fa, era un atto naturale: il comunicare.

La mostra resterà aperta fino al 30 gennaio, dalle 09.00 alle 02.00.

Jessica Ballarin

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