Alberto Cavalli era un pittore mantovano e allievo di Giulio Romano che a sua volta fu allievo di Raffaello con cui lavorò nella Stanze Vaticane. Il Romano è uno di quei primi artisti che, distanziandosi dall’equilibrio di matrice classica dei predecessori, ha avviato uno stile definito manierismo basato su più ampie libertà espressive. È a lui che si guarda se si parla di Alberto Cavalli. Le sue enormi figure allegoriche che si impongono sulle facciate delle case Mazzanti ricordano quelle altrettanto imponenti realizzate da Giulio a Palazzo Te. Degli anni 1526-27 risalgono i disegni della Sala di Amore e Psiche e della Sala dei Giganti (quest’ultima poi affrescata nel 1532-34, mentre la prima nel 1527-31). Probabilmente è tra un ciclo pittorico e l’altro che il Cavalli partì alla volta di Verona per metter mano alla decorazione delle case degli speziali e “incidere” per sempre il loro nome nella storia.

Un particolare della città di Verona dipinta sotto i piedi della personificazione della città

Ma perché proprio lui? Sappiamo che un fratello del committente, Francesco, a quel tempo era arciprete del Capitolo della Cattedrale il cui coro è stato affrescato nel 1534 da Francesco Torbido, ma su disegni preparatori di Giulio Romano. Non è difficile supporre un contatto con il Maestro grazie proprio a questa commissione. Volendo spingerci oltre, possiamo anche immaginare che sia stato proprio lui a suggerire il nome del suo allievo per le case Mazzanti. Probabilmente fu il suo primo importante lavoro dato che delle sue opere si conoscono poi solo gli affreschi realizzati nel 1584 a Sabbioneta, ben cinquant’anni dopo. Che fosse appena ventenne quando giunse a Verona? Di certo quando si trovò davanti le case del suo committente, Matteo, ciò che vide furono delle facciate dipinte con un finto paramento marmoreo policromo con inserti geometrici. Forse degli inizi del Cinquecento. Nel registro inferiore, invece, possiamo solo supporre vi fosse una fascia con motivi vegetali ed elementi circolari. Una curiosità: sotto, sono stati trovati altri due strati di pittura. Ciò che differenzia, però, la tecnica del Cavalli è il sottilissimo strato di intonaco usato e l’ampia stesura in ogni giornata, ancora ben visibili. Una scelta che ha avuto ripercussioni, purtroppo, sulla conservazione degli affreschi.

Allegoria dell’ignoranza

In occasione della Giornata Internazionale della Luce promossa dall’Unesco, il 14 maggio si è svolto il convegno Verona: prima inter pictas: un seminario multidisciplinare organizzato da Opificio della Luce in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Verona che, in diretta dalla Sala Formazione dell’Ordine e da Piazza Erbe, in quattro momenti, ha raccontato il percorso di recupero architettonico e pittorico sulle Case Mazzanti, l’opera di valorizzazione grazie all’impiego di tecnologie digitali per l’illuminazione e la proiezione degli affreschi sulle facciate, in grado di regalare a tutti gli effetti un “museo a cielo aperto” a cittadini e visitatori, nonché le possibilità che le tecniche di realtà virtuale e video mapping offrono oggi per conservare e tutelare il patrimonio culturale aggiungendo, al contempo, valore.